Il Chieti non va: allenamenti all’alba

11 Novembre 2015

Da questa mattina a venerdì squadra al lavoro alle 6,30 del mattino per «capire meglio il significato della parola sacrificio»

CHIETI. «Da oggi fino a venerdì vi allenerete all'alba: alle sei di mattina dovete stare tutti all'Angelini e alle sei e mezza andate in campo ad allenarvi. Farete doppie sedute fino a venerdì». Giorgio Pomponi mette in castigo il Chieti. Dopo la sconfitta di Isernia, la seconda consecutiva, il patron neroverde prende provvedimenti durissimi. La società salva il tecnico Donato Ronci e punta il dito contro i giocatori. Ieri mattina Pomponi ha tenuto la squadra a rapporto negli spogliatoi. Un faccia a faccia durato mezzora al quale hanno partecipato tutti i dirigenti. Bocche cucite tra i giocatori. Un silenzio surreale, rotto solo dalle urla del patron che ha comunicato alla squadra la drastica decisione, primo precedente in 93 anni di storia del club. «Non si tratta di una punizione nei confronti dei giocatori», spiega Pomponi, «ma vogliamo far capire a loro il significato delle parole lavoro e fatica perché essere giocatori di calcio è un privilegio. Da oggi si riparte da zero. Chi non capisce l'importanza del progetto Chieti, può tranquillamente scegliere di non farne più parte. La squadra deve tornare a essere un gruppo vero e deve farsi un bagno di umiltà».

I giocatori sono rimasti in silenzio. Lo spogliatoio sembrava una chiesa. Tra la squadra e la società solo un incrocio di sguardi per intendersi, senza aggiungere altro. Quando le cose vanno male, a pagare è sempre l'allenatore. Ma Pomponi difende Ronci: «Ribadisco la piena fiducia a tutto lo staff tecnico e alla squadra, certo di ottenere immediatamente un'inversione di marcia. Piuttosto che cambiare l'allenatore, caccio tutti e 20 i giocatori». Quello che deve cambiare è soprattutto l'atteggiamento della squadra. Giovedì scorso, Ronci ha interrotto l'allenamento perché non vedeva nei giocatori la giusta cattiveria agonistica. Era un segnale di quello che sarebbe successo poi a Isernia, dove il Chieti non è praticamente mai sceso in campo e, per dirla alla maniera di Pomponi, ha lasciato gli attributi nel pullman. La più brutta prestazione degli ultimi anni. «Ci stiamo rimettendo tanti soldi e non meritiamo prestazioni come quella di domenica a Isernia», afferma il vice presidente Walter Costa. «La squadra non ha alibi perché non le facciamo mancare nulla durante la settimana. I giocatori devono farsi un esame di coscienza. Quella del Chieti è una maglia pesante che va onorata. Chi vuole andare via, è libero di farlo. La squadra si allenerà alle sei e mezza di mattina perché deve svegliarsi: siamo stufi delle parole, vogliamo i fatti. L'obiettivo della società resta la vittoria del campionato». Ma la stagione sembra ormai compromessa. Il Chieti è in zona play out ed è a -11 dalla capolista Sambenedettese. Serve subito una scossa, chiesta anche dal capitano Federico Del Grosso che, dopo il confronto con la società, ha responsabilizzato la squadra e detto a tutti di dare di più. Concetto ribadito anche dal ds Omar Trovarello: «Bisogna lavorare tutti insieme per raggiungere l'obiettivo. Chi pensa solo ai personalismi, avrà difficoltà a Chieti. L'atteggiamento di Isernia è stato sconcertante: ho visto una squadra scarica e distratta». La tifoseria è sul piede di guerra, delusa dai risultati negativi. Ieri gli ultrà del gruppo organizzato Ottantanove Mai Domi hanno esposto uno striscione davanti alla tribuna: "Chi non combatte per questi colori, non avrà gloria ma solo dolori". Domenica con il Giulianova c'è la prova di appello. Vincere il derby darebbe ancora un senso al campionato. Da oggi, intanto, tutti in campo all'alba. La sveglia dei giocatori suonerà alle cinque e alle sei e mezza si inizierà a sudare. Chissà se servirà davvero per svegliare il Chieti.

Giammarco Giardini

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