Il Chieti schiuma rabbia

12 Gennaio 2015

Neroverdi in vantaggio, ribaltone del Termoli con l’arbitro nel mirino

CHIETI. Il veleno è nella coda. L’arbitro Vincenzo Adriano Catucci di Foggia abbandona lo stadio alle 17,45, con 45’ di ritardo, scortato da due pattuglie dei carabinieri che lo accompagnano al casello dell’autostrada. Il clima è teso. Il fischietto foggiano, subito dopo il fischio finale, viene intrattenuto per oltre mezzora negli spogliatoi dal commissario degli arbitri che gli fa notare gli errori commessi. Il Chieti grida allo scandalo. «L’arbitro ha deciso il risultato», attacca il tecnico neroverde Donato Ronci.

La squadra teatina viene sconfitta 2-1 dal Termoli, ma sul primo ko casalingo stagionale pesano come un macigno le decisioni dell’arbitro foggiano. Che, dopo aver lasciato il Chieti in dieci uomini al 40’ del primo tempo per l’espulsione del recidivo Tiziano Prinari (terzo rosso in campionato, stavolta per uno schiaffo rifilato, a gioco fermo, a Di Matera), nella ripresa affossa i neroverdi. Al 15’ Catucci giudica volontario un retropassaggio di Rapino (che in realtà entra in scivolata per prendere il pallone che viene poi bloccato con le mani dal portiere Placidi) e assegna un calcio di punizione indiretto che porta al gol del pareggio di Ragatzu. Poi, al 33’, lascia proseguire su un contatto (dubbio) in area tra Falco ed Esposito, che viene anche ammonito per simulazione, e al 38’ assegna un rigore per il Termoli per un presunto fallo di Di Pietro su Ragatzu. Lo stesso attaccante molisano, che dopo il secondo gol ha avuto un gesto di stizza verso la tribuna, ammetterà a fine partita che non era rigore. «Ragatzu mi ha detto che è caduto per terra perché aveva i crampi», racconta Ronci. «Anche i giocatori del Termoli erano imbarazzati per quello che è successo in campo. L’espulsione di Prinari è giusta e il ragazzo l’ho appeso al muro negli spogliatoi, ma sugli altri episodi l’arbitro l’ha fatta grossa e spero che paghi. Già la designazione mi aveva sorpreso: perché mandare un arbitro di Foggia a dirigere una partita del Termoli? Se parlo di questa gara prendo sei mesi di squalifica».

Per il Chieti è stata una domenica da incubo sia per gli episodi sia per gli infortuni. Dopo nove minuti Ronci ha perso subito il capitano Del Grosso per infortunio (sospetto stiramento al flessore) e a metà del secondo ha dovuto rinunciare, per lo stesso motivo, anche a Rapino. Incidenti di percorso che hanno condizionato le sostituzioni con Ronci costretto a inserire Perfetti e Giammarino, lasciando in panchina per tutta la partita l’attaccante Pisani che sarebbe stato molto utile. Nonostante tutto, e nonostante un brutto primo tempo, condizionato dal vento, dove il Termoli ha giocato meglio e sciupato un’occasione clamorosa con Ragatzu, il Chieti era passato in vantaggio con Maschio, al suo primo centro in campionato. Ma l’espulsione di Prinari ha tagliato le gambe ai neroverdi che, tolta una conclusione ravvicinata di Broso al 6’ del secondo tempo (miracolo di Marconato), non hanno più tirato in porta e sono stati costretti a contenere il Termoli e ripartire in contropiede. Le decisioni di Catucci hanno fatto il resto.

A fine partita gli ultrà del Chieti, rimasti fuori lo stadio per contestare la società, hanno avuto un duro faccia a faccia col vice presidente Walter Costa, invitando ancora una volta tutta la dirigenza a farsi da parte. Ma la domenica non è ancora finita. Il magazziniere del Termoli ha un malore e viene trasportato in ambulanza in ospedale. E, con i carabinieri che scortano la terna arbitrale, si chiude una giornata da incubo. E, forse, scorrono già i titoli di coda sul campionato del Chieti.

Giammarco Giardini

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