Il consiglio di Stroppa: «In A serve il bomber»

Nella stagione 2012-13 il tecnico lombardo rassegnò le dimissioni dopo 13 gare: «Rispetto ad allora la situazione è diversa. Sono rimasti Oddo e tanti calciatori»
PESCARA. Un'altra storia rispetto a quattro anni fa. Nell'estate del 2012 il Pescara si appresta a disputare il campionato di serie A dopo 19 anni. Durante il calciomercato la rosa viene rivoluzionata. Va via anche il tecnico della promozione, Zdenek Zeman, che accetta la corte della Roma. Al suo posto arriva Giovanni Stroppa, che alla 13^ giornata rassegna le dimissioni. Le troppe critiche spingono il tecnico a lasciare l’incarico, eppure la squadra aveva racimolato 11 punti. Alla fine, dopo una lunga agonia, il Delfino chiude ultimo. L’allenatore di Mulazzano, reduce dall’esperienza al Sudtirol, analizza la situazione attuale del Delfino.
Stroppa, quali sono le differenze tra il suo Pescara e quello di Oddo?
«Innanzitutto, la società ha confermato l'allenatore e molti calciatori. Mi sembra che ci sia grande unità di intenti. Questo è un aspetto positivo perché si potrà lavorare bene in vista di un campionato durissimo. Cosa significa giocare in A lo abbiamo provato sulla nostra pelle. È chiaro che bisogna arricchire l’ossatura con altri giocatori forti: la A è un altro mondo».
Il Pescara potrà raggiungerà la salvezza?
«Nessuno può dirlo ora. I pronostici non servono, il responso arriverà solo dal campo. Ogni anno c'è qualche sorpresa in tutte le categorie. Ad esempio, nessuno avrebbe scommesso sulla promozione in A di Carpi e Frosinone, che non avevano rose irresistibili. È vero che poi sono retrocesse, ma hanno lottato fino alla fine. Il Carpi ha commesso l'errore di cambiare tanti elementi e di esonerare Castori, salvo poi richiamarlo. Se non avesse operato in quel modo forse sarebbe ancora in A. Il Frosinone ha perso qualche buona occasione, altrimenti avrebbe potuto ottenere la salvezza. Noto un’analogia tra il Pescara e l’Empoli. Anche i toscani avevano una struttura consolidata, che in seguito hanno potenziato con innesti di spessore. Per fare una bella figura, oltre all'organizzazione di gioco e a una buona fase difensiva, è necessario avere una punta che la butti dentro».
L’erede di Lapadula?
«Proprio così. L'anno scorso il Pescara praticava un calcio spumeggiante, ma Lapadula ha fatto 30 gol. Se non ci fosse stato un attaccante così prolifico, forse avremmo parlato solo dell'ottimo lavoro di Oddo».
A proposito di Lapadula, come lo vede al Milan?
«Sarò curioso di vederlo all'opera. Nel Milan potrebbe essere il finalizzatore del gioco di Montella, un tecnico capace di far giocare bene le proprie squadre al pari di Oddo. Certo, lo stadio San Siro e la maglia rossonera pesano, però Lapadula ha carattere e personalità. Sono contento che il Milan lo abbia comprato: meglio un atleta così rispetto a un giocatore primo di motivazioni».
Anche lei aveva bisogno di un bomber. Le presero Vukusic...
«Purtoppo non riuscì ad affermarsi. In ogni caso, non servono nomi, ma gente affamata e felice di giocare con il Pescara. Ripeto, non bisogna sbagliare l'attaccante».
Come giudica la conferma di Campagnaro?
«Se sta bene può giocare anche con una gamba sola, anche a 36 anni Hugo è un valore aggiunto».
Ha seguito la crescita di Caprari?
«Quando si è staccato dalla Roma è diventato più responsabile, il resto lo ha fatto Oddo. Gianluca in A potrà dare ancora di più».(g.t.)
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