Il Delfino non tira, l’Adriatico perde pubblico

12 Maggio 2015

Duemila spettatori in meno rispetto all’anno scorso, i risultati hanno influito

PESCARA. Nelle ultime due gare ha raccolto soltanto un punto, ma il Pescara resta in zona play off. Basterà vincere a Varese contro un avversario già retrocesso il Lego Pro e limitare i danni nella sfida casalinga contro il Livorno per entrare negli spareggi per la promozione. Tuttavia, le presenze allo stadio Adriatico sono calate in modo sensibile rispetto alla scorsa stagione.

Nel torneo 2013-14, infatti, la media spettatori nelle partite in casa dei biancazzurri è stata pari a 8.739, mentre nel campionato in corso è scesa a 6.905 unità: un saldo negativo di quasi 2.000 tifosi. Per dovere di completezza va ricordato che l’anno scorso la società aveva regalato 1.000 abbonamenti ai disoccupati, ma è pur vero che dopo poche giornate del girone di ritorno i biancazzurri si sono ritrovati ad una distanza considerevole dalla vetta e di conseguenza l’idea di andare in serie A era già stata messa nel cassetto.

Le sei sconfitte consecutive avevano decretato l’esonero di Pasquale Marino e l’arrivo di Serse Cosmi, chiamato al posto del tecnico siciliano, serviva soltanto per centrare una tranquilla salvezza. I dirigenti si interrogano sulle cause che hanno prodotto un simile disamoramento. Di sicuro quella principale riguarda la qualità dello spettacolo che non si avvicina nemmeno alla sufficienza.

Il rendimento all’Adriatico della squadra di Marco Baroni, infatti, è troppo scadente: 29 punti conquistati in 20 gare con 7 vittorie, 8 pareggi e 5 sconfitte. In tutta la categoria soltanto Brescia, Entella, Varese, Cittadella e Ternana hanno fatto peggio. Al di là dei risultati, pesano soprattutto le prestazioni quasi mai convincenti. Al contrario, lontano dall’Abruzzo, il Pescara ha mostrato il suo volto migliore vincendo 8 partite, alcune delle quali con risultati roboanti (4 gol a Crotone, Trapani, Vercelli, addirittura 5 a Chiavari).

Eppure, al netto delle tessere gratuite della passata stagione, durante la campagna abbonamenti della scorsa estate si è registrato un passivo di appena 500 tessere. In ogni caso, quando la dirigenza è andata incontro alle esigenze dei tifosi, questi ultimi hanno risposto in modo positivo.

Contro il Modena, ad esempio, sono stati messi in vendita a 1 euro i biglietti di curva e distinti e il dato relativo alle presenze ha sfiorato le 10mila unità. Non basta la sconfitta di Avellino per spigare la deludente affluenza (7.934) nel match contro il Perugia che, in caso di vittoria, avrebbe lanciato il Delfino al sesto posto.

I 733 supporter umbri hanno incitato la loro squadra per l’intera durata della gara, mentre non si può dire la stessa cosa per quelli di fede biancazzurra, eccetto il solito apporto della parte più calda della curva nord. Già da qualche mese, infatti, dagli altri settori dello stadio piovono fischi e critiche per una compagine che di certo non ha entusiasmato.

Il mancato feeling tra l’ambiente e la squadra potrebbe incidere negativamente nel finale di campionato. Si dirà che l’apporto del pubblico non sempre è decisivo nel calcio e il torneo in corso ne è la testimonianza più chiara.

Si pensi alle medie del Carpi (2991) e del Frosinone (5087 tifosi a partita), ma avere tutti dalla propria parte è senz’altro un vantaggio.

Si sa, basta un lampo per riaccendere la passione di una tifoseria come quella pescarese. La speranza è che non sia troppo tardi.

Giovanni Tontodonati

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