Il derby è biancoverde

Di Curzio fa felice l’Avezzano, Ronci si dimette da tecnico del Chieti
AVEZZANO. Una doppietta di Lorenzo Di Curzio consegna all’Avezzano tre punti d’oro che costano la panchina a Donato Ronci e fanno ripiombare nel buio il Chieti. Il tecnico neroverde, a fine gara, presenterà dimissioni irrevocabili con tutto il suo staff mentre il tanto atteso derby conferma che i marsicani possono aspirare a qualcosa di più che a una semplice salvezza, soprattutto se riusciranno a capitalizzare certe buone prestazioni che in passato hanno fruttato soltanto consensi. Dall’altra parte, il Chieti esce con le ossa rotte dal pantano dello stadio dei Marsi, dove non è mai riuscito a impensierire l’estremo di casa D’Avino, se non con conclusioni dalla lunga distanza o con qualche cross dalle fasce.
Non è stata una bella partita. I punti in palio erano più importanti dello spettacolo e le due squadre si sono adeguate fin dal fischio d’avvio di Cattaneo. Bisogna poi tener conto delle assenze, che hanno costretto i due allenatori ad alchimie tattiche che non hanno certo contribuito ad elevare il tasso tecnico del match. Lucarelli ha ovviato alle squalifiche di Menna e Felli, inserendo l’esperto Venditti e facendo esordire l’imberbe Allepo come esterno di sinistra.
Ronci, da parte sua, ha cercato di sopperire all’assenza di Dos Santos, proponendo Varone come punta centrale, con Fiore e Comini laterali, ma un po’ per il fondo sconnesso e l’attenta marcatura dei rispettivi avversari, di pericoli reali, l’Avezzano non ne ha corsi.
Sugli spalti le due tifoserie si sono affrontate a suon di sfottò, come nella migliore tradizione. L’inizio è di marca neroverde e sulla destra Fiore punta più volte l’esordiente Allepo, ma quando è necessario, in soccorso del giovanissimo difensore, accorrono sia Tabacco che Censori. E Fiore è protagonista, sia al 4’ che al 13’, ma nella prima circostanza calcia fuori e nella seconda conclude debolmente tra le braccia di D’Avino. I marsicani restano guardinghi, ma non appena mettono la testa fuori dal guscio, lasciano il segno. È il 19’ quando Censori riceve un pallone da una rimessa laterale e imbuca per Di Curzio, che vince il contrasto con Sbardella e fulmina imparabilmente in rete con un diagonale basso verso il palo più lontano. La rete al passivo ha il potere di scuotere i teatini, ma le idee scarseggiano e l’assenza di un terminale offensivo si rivela determinante. Un destro da lontano di Riccucci viene bloccato a terra da D’Avino e, subito dopo, su un pallone proveniente dalla bandierina del corner, è Venditti ad alzare sopra la traversa, salvando la sua squadra dalla capitolazione.
L’ultimo tentativo del primo tempo è ancora di marca ospite, ma il colpo di testa di Varone è troppo debole per pensare di impensierire D’Avino. Nella ripresa, il cliché non cambia, anche perché l’Avezzano può gestire il prezioso gol siglato da Di Curzio e non è un vantaggio di poco conto. Un bel contropiede di Puglia viene vanificato da una posizione irregolare di De Sanctis e intanto la qualità del gioco scade ulteriormente, tanto che in campo si vedono più calci che calcio, con il direttore di gara che fischia in continuazione. Miracolo di Romaniello al 25’, quando riesce a deviare con uno stinco una botta di Bisegna che avrebbe meritato sicuramente miglior fortuna.
Ma poco dopo il portiere teatino la combina grossa, con un errore in uscita che di fatto scrive con largo anticipo la parola fine. Bisegna va a battere un calcio di punizione dalla tre quarti e la traiettoria è talmente arcuata che Romaniello esce a vuoto, consentendo a Di Curzio di impattare nella porta vuota per il comodo 2-0. E per buona misura l’Avezzano manca di poco anche il terzo gol con Ndiaye, ma forse sarebbe stato troppo.
Plinio Olivotto
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