IL FINALE DI TOTTI NON È DA CAMPIONE
di ROCCO COLETTI Pro o contro Totti, non sono ammesse vie di mezzo. Eppure per capire e giudicare – dal di fuori – il caso che vede al centro il capitano giallorosso non si può rimarcare che, chi più...
di ROCCO COLETTI
Pro o contro Totti, non sono ammesse vie di mezzo. Eppure per capire e giudicare – dal di fuori – il caso che vede al centro il capitano giallorosso non si può rimarcare che, chi più e chi meno, tutti hanno sbagliato alla Roma. La vicenda è nota: Totti ha 39 anni ed è in scadenza di contratto a giugno 2016.
Si tratta di una leggenda giallorossa, un campione e chi più ne ha più ne metta. Però, ultimamente gioca poco, tra infortuni e scelte tecniche. La società sta facendo melina sul rinnovo del contratto. Chiaramente, non vuole proseguire il matrimonio, ma non ha il coraggio di dirlo al diretto interessato. Che non intende prendere coscienza del peso dell’età. Vuole giocare ancora. E per farlo viene pagato un bel pacco di milioni di euro. Il capitano chiede rispetto, ovvero che gli si parli chiaro in faccia. Giusto, ma sbaglia tempi e modi per far valere le sue ragioni. E così accade che mentre Spalletti, sabato, annuncia che giocherà titolare con Dzeko, Totti, quasi contemporaneamente, attacca tutti, allenatore e società, in un’intervista esclusiva a Raisport che la stessa dirigenza autorizza. A Roma, calcisticamente parlando, è una bomba mediatica. Destabilizzante. E allora che fa il mattino seguente Spalletti? Chiama Totti e gli dice che, con quelle parole, esce fuori dal gruppo. E lo libera dalla convocazione.
Il tecnico è costretto a usare il bisturi, chiaramente lo fa con l’avallo della società, quella che ha un’anima italiana, che fa riferimento al ds Sabatini, e un’altra americana, legata al dg Baldissoni. Nel frattempo, la Capitale si spacca: pro e contro Totti. Che la vicenda sia stata gestita malissimo è poco ma sicuro. E che il capitano giallorosso non meriti di essere “cacciato” dal ritiro prepartita è altrettanto assodato. Un insulto alla storia di chi ha fatto la storia della Roma.
Però, al netto dei limiti della dirigenza, resta un fatto: possibile che a 39 anni non si voglia prendere coscienza che il più è fatto? Che cosa cambia se si smette a 39 o a 40 anni? Oppure bisogna rinnovargli il contratto solo perché è stato Totti? Per diritto divino? Perché non prendere esempio da chi ha smesso all’apice della carriera?
@roccocoletti1
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