Il giochino di chi resta col cerino in mano

di ANTONIO DE LEONARDIS Il "siamo tutti in discussione" annunciato dal diesse Leone domenica a Torino dopo l'ennesima figuraccia dei biancazzurri non prometteva niente di buono. Un'impressione che ha...
di ANTONIO DE LEONARDIS
Il "siamo tutti in discussione" annunciato dal diesse Leone domenica a Torino dopo l'ennesima figuraccia dei biancazzurri non prometteva niente di buono. Un'impressione che ha trovato conferma soltanto ventiquattro ore dopo. La pausa di riflessione (!) è andata avanti per tutta la giornata di ieri, la situazione non è cambiata nemmeno dopo l'incontro che il presidente ha avuto con la squadra, tutti fermi aspettando non si sa cosa fino alle 20,55, pur sapendo che in gioco c'era una sola decisione da prendere, ovvero se andare avanti con Massimo Oddo o se era il caso di prendere un'altra strada.
Alle 20,55 infatti è arrivato l'annuncio: il tecnico resta al suo posto, non una parola di più. E il "tutti in discussione"? Solo un vuoto modo di dire in questo momento della storia e in particolare nel mondo del calcio. Fiducia illimitata? Avanti col progetto d'avvio? Autocritica condivisa? Il boh è d'obbligo e anzi rafforza il sospetto – almeno da parte mia – che mentre la casa brucia essendo da tempo andata a fuoco, sia ora in atto il gioco del "chi dovrà restare col cerino in mano".
Il candidato scelto dagli altri protagonisti del gruppo di responsabili (al di là dell'annuncio arrivato in serata) è ovviamente Oddo che ha sottoscritto l'estate scorsa, con convinzione, un contratto di tre anni che gli era stato proposto, per indubbi meriti acquisiti l'estate scorsa, nel quadro di quel famoso "progetto" che, come si sa, guarda sempre lontano e che difficilmente però una società con i mezzi (limitati) del Pescara può portare avanti con buone possibilità di attuarlo. Basta, a conti fatti, un passaggio in serie A per mandare tutto a monte. La parte sana e più affidabile di questo "progetto" era senz'altro Oddo che aveva mostrato sul campo di essere un tecnico di qualità e di spessore che questa stagione infernale non può certo (opinione personale) cancellare, al di là di quella parte di responsabilità che certo gli spetta. E' fuor di dubbio, almeno a mio avviso, che sarebbe stato possibile vivere un'altra storia se il Pescara, dopo le partenze di Lapadula, Torreira e Mandragora, il mancato arrivo di un difensore centrale (e la sorprendente rinuncia al ds Repetto), non si fosse presentato in serie A con una squadra più debole di quella che aveva conquistato la promozione. E probabilmente ci sarebbe stato anche modo di continuare a sperare se il mercato di riparazione di gennaio non si fosse rivelato un autentico flop, sulla falsariga di quanto avvenuto quattro anni fa. Tanti giocatori da "riciclare" o da scoprire a costi contenuti e una cessione "preventiva" (quella di Verre) per ovvi motivi di bilancio. Certo, responsabilità da condividere, ma sul serio e con tanto di autocritica da parte di tutti i protagonisti. Altrimenti c'è solo questo giochino di chi resta col cerino in mano…
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