Il Gip rimanda Di Nicola a casa

23 Maggio 2015

Cade l’accusa di associazione a delinquere, l’ex dirigente dell’Aquila va ai domiciliari

PESCARA. Si è commosso ed è scoppiato a piangere Ercole Di Nicola quando ha saputo che avrebbe lasciato il carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia. Era mezzogiorno quando l’avvocato Libera D’Amelio del foro di Teramo gli ha comunicato la decisione del Gip Barbara Lanceri che ha disposto gli arresti domiciliari a Morro d’Oro per l’ormai ex responsabile dell’area tecnica dell’Aquila fermato martedì scorso nell’ambito dell’inchiesta Dirty Soccer portata avanti dalla procura antimafia di Catanzaro. Lacrime di gioia. Un pianto per ricacciare indietro l’incubo del carcere, un’esperienza che lo ha provato.

Nelle 40 pagine di ordinanza della dottoressa Lanceri c’è un consistente ridimensionamento della posizione di Di Nicola a livello penale. Una boccata d’ossigeno, dal momento che il Gip veneziano nell’ordinanza dei magistrati di Catanzaro non ha riconosciuto gli estremi per mantenere in piedi l’ipotesi di associazione a delinquere. Almeno per Ercole Di Nicola e Daniele Ciardi (il magazziniere del Santarcangelo) fermati martedì mattina in un albergo di Tessera (zona aeroporto), a Venezia, dopo una serata trascorsa al Casinò. Entrambi, infatti, sono finiti ai domiciliari: Di Nicola nell’abitazione di Morro d’Oro dove ieri sera ha riabbracciato la moglie, la figlioletta e i parenti; Ciardi a Santarcangelo di Romagna. Posizione penale alleggerita, visto che resta in piedi solo (si fa per dire...) l’accusa di frode sportiva. Le posizioni di Di Nicola e Ciardi adesso non dipendono più dalla procura di Catanzaro; gli atti di Di Nicola sono stati trasmessi al tribunale di Roma e quelli di Ciardi a Rimini. Nel caso del 38enne dirigente di Morro d’Oro il Gip ha deciso di trasferire il fascicolo nella Capitale perché la prima delle partite ritenute truccate era Lupa-Juve Stabia 0-1 (girone C della Lega Pro) e l’eventuale reato si sarebbe consumato a Roma.

Detto ciò, il Gip Lanceri, almeno per quanto riguarda Di Nicola e Ciardi, ha in parte sconfessato il castello accusatorio degli inquirenti di Catanzaro. Tanto più che l’ormai ex dirigente rossoblù giovedì non ha risposto alle domande nell’udienza di convalida dei fermi. Si è avvalso della facoltà di non rispondere e ciò lasciava immaginare la convalida del fermo. Il Gip, invece, ha esaminato il lavoro investigativo e ha ritenuto insufficienti gli indizi contenuti nelle circa 1.200 pagine – almeno per l’accusa di associazione a delinquere – in cui viene raccontato un calcio marcio a livello di Lega Pro e di serie D. E, soprattutto, non ha giudicato necessarie le esigenze cautelari. Tant’è che Di Nicola e Ciardi erano reduci da una serata al Casinò quando sono stati fermati dalla polizia. Non solo: ha ravvisato anche la mancanza di un anello di congiunzione nel meccanismo illegale, quello dei giocatori che vanno in campo e che avrebbero combinato materialmente le partite.

«Si tratta di una vittoria», ha detto l’avvocato Libera D’Amelio che in passato ha trattato un altro caso di calcioscommesse, sempre a livello penale, «e di un piccolo passo avanti verso l’accertamento della verità. Valuteremo nei prossimi giorni che cosa fare, se chiedere la remissione in libertà o meno. Bisogna dare tempo ai magistrati di Roma di leggere le carte».

E Di Nicola? «Lui era fiducioso», la risposta della D’Amelio, «mi aveva detto che si riteneva al centro di un grosso equivoco e che non aveva mai combinato partite. Lui è sollevato e al tempo stesso arrabbiato, perché immagina la risonanza mediatica della vicenda. Si sente fortemente criminalizzato sia sul piano professionale che umano. Non ci sta. Vuole affermare la sua buona fede».

Di Nicola a casa, ai domiciliari, come Vincenzo Nucifora, l’ex ds – tra gli altri – della Torres, del Chieti e del Pescara che aveva raggiunto la propria abitazione di San Benedetto del Tronto giovedì. Ma per Nucifora, a differenza di Di Nicola, il Gip del tribunale di Ascoli Piceno ha mantenuto in piedi tutte le accuse.

Il caso Califano. Ha lasciato il carcere anche Gianni Califano, l’ex centravanti del Giulianova e attuale ds del Monza (Lega Pro). Secondo l’accusa avrebbe aiutato, con il padre (anch’egli scarcaretato), Mauro Ulizio, dirigente della Pro Patria, e suo figlio Andrea, a corrompere un funzionario della Motorizzazione di Napoli per far sì che lo stesso Andrea ottenesse la patente di guida. Di conseguenza, Califano non avrebbe tentato di combinare nessuna partita.

@roccocoletti1

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