Il Giro parla abruzzese: Hindley in rosa, Ciccone 3°

In testa l’australiano cresciuto con Di Giuseppe. Tappa dolomitica a Covi
BELLUNO. La Marmolada è un tourbillon di emozioni colorate di rosa. E come d’incanto il Giro d’Italia torna a parlare abruzzese. Vuoi perché la nuova maglia rosa di Jai Hindley è molto legata alla nostra regione vuoi perché Giulio Ciccone è tornato ad essere protagonista chiudendo terzo e sfiorando la doppietta dopo il successo di Cogne. Sul Passo Fedaia vittoria un po’ a sorpresa per Alessandro Covi che ha salutato i compagni di fuga sul Pordoi e li ha rivisti all’arrivo. E che peccato per Ciccone perché sulle dure rampe che portavano al traguardo è stato bravissimo e ha chiuso al terzo posto. Ma il Giro d’Italia ha un nuovo padrone perché negli ultimi 4 km, forse i più duri delle tre settimane, Jai Hindley ha staccato Richard Carapaz e si è andato a prendere una maglia rosa pesante come il piombo perché il distacco del vincitore del giro 2019 è pesante (1’25”) e sul trofeo senza fine il nome dell’australiano d’Abruzzo sembra già inciso.
La tappa. Nella lunga pianura verso Agordo va via la fuga di giornata e tra i 15 c’è Giulio Ciccone. Come da tradizione di questo Giro, gli attaccanti di giornata non si riprendono più, ma sul Pordoi Covi va via e gli altri si marcano a vicenda. Sarà mai pericoloso Alessandro Covi sulla Marmolada? Avranno pensato di no in gruppo, ma hanno fatto male i conti perché il corridore prende 2’ di vantaggio e conserverà sul traguardo i 32” più belli della carriera. Ed è un peccato per Ciccone, perché quando la strada è diventata difficilissima e si arrampicava verso il cielo dopo Malga Ciapela, è sembrato il più forte anche se Novak lo ha preceduto sul traguardo. Ma il vero Giro d’Italia è qualche minuto più dietro perché all’improvviso la Bahrein smette di tirare e sul pezzo duro della Marmolada Sivakov (Ineos) fa un trenata impressionante. Per Carapaz? In teoria sì visto che l’ex maglia rosa è il suo capitano, ma in realtà chi se ride è Jai Hindley. L’australiano d’Abruzzo ne ha più di tutti, ringrazia le squadre di Landa e Carapaz per il lavoro fatto e accelera pedalando leggero come una farfalla. La Marmolada accoglie il suo battito d’ali, Landa cede presto mentre Carapaz stringe i denti. Per pochissimi metri, perché il campione olimpico fa un fuorigiri impressionante e si pianta. Hindley va a coronare il suo sogno colorato di Rosa, Carapaz si tuffa nel suo incubo e Landa lo sorpassa nell’ultimo chilometro e lo avvicina in classifica. Per distacco è stata la tappa più bella del giro, con una chiara inflessione dialettale abruzzese. Vero Hindley? «Umbertone (Umberto Di Giuseppe, ndc) è stato come un padre in Italia, un grazie speciale per la grande opportunità che ho avuto in Abruzzo. La maglia rosa? E’ la più bella che ci sia». E infatti Hindley ha corso con l’Aran dello storico dirigente abruzzese e non ha mai dimenticato quei mesi passati nella nostra regione. C’è invece un po’ di delusione nelle parole di Giulio Ciccone. «Avevo delle buone gambe, mi sentivo bene. Peccato perché con troppi tatticismi abbiamo lasciato andare Covi che poi è stato bravissimo. Il mio Giro? La vittoria di Cogne ci voleva, ma non sono particolarmente contento. Sin dalla prima settimana ho capito che non potevo fare classifica, ma con i problemi che avevo avuto era da mettere in conto. Considero questo Giro come base di partenza per il futuro». E qualche lacrima sul volto di Vincenzo Nibali c’è. Di fatica? Forse, ma soprattutto perché ieri è stata la sua ultima tappa in linea al Giro d’Italia. «Spero di avervi regalato emozioni. Ripensarci? No, dopo la fatica fatta oggi…». A proposito di Abruzzo: nel giro delle fughe l’unica vittoria di un big della classifica è stata sul Blockhaus. E quel big è Jai Hindley. Il Blockhaus ha detto probabilmente chi vince il Giro, ma lo ha detto a poche persone perché il grande pubblico non poteva esserci. Una beffa grande così se si guarda alla Marmolada ieri. Ma questo è un altro discorso.
Enrico Giancarli

