Il leader: «Mai pensato di perdere la maglia»
«No, non ho mai pensato di poter perdere il Giro. Ma ho pensato che avrei dovuto stringere i denti, arrivare al Gran premio della montagna con il mio passo, privilegiando un rapporto agile. Credo si...
«No, non ho mai pensato di poter perdere il Giro. Ma ho pensato che avrei dovuto stringere i denti, arrivare al Gran premio della montagna con il mio passo, privilegiando un rapporto agile. Credo si sia trattato di disidratazione». Risposta da campione. Alberto Contador ha vinto il suo Giro d’Italia con la testa più che con le gambe. Perché senza la testa da campione lassù, mentre la gente ti incitava ma la bici era respinta dallo sterrato del colle delle Finestre, deragliare e buttar via una vittoria che pareva già in bacheca era una possibilità concreta. «Ho cercato correre con l’esperienza, conoscevo molto bene il finale. Sapevo che non potevo permettermi un fuori giri, che il traguardo era molto lontano».
Insomma, dice di non aver mai avuto paura di perdere Contador. «Grande campione» dice il patron Oleg Tinkoff. Ma ancora una volta solo. Senza squadra nel finale. La maglia rosa fa il pompiere (o il signore). «Senza i miei compagni non avrei mai vinto questa maglia rosa». Si tocca la maglia, la guarda con ammirazione. In fondo alla sala della conferenza stampa al palasport del Sestriere c’è la moglie Macarena. Che sorride, sa che l’obiettivo costato mesi di sacrifici è centrato. «No – continua – in questo Giro non è la Tinkoff che è andata piano, semplicemente c’è stata una squadra una spanna sopra le altre che è l’Astana».
Vicino a lui c’è Fabio Aru. Contador: «È già il presente del ciclismo, credo ci incontreremo fra un mesetto anche al Tour anche se gli consiglio di riposarsi e andare alla Vuelta per vincerla. È meno esperto di Nibali, corridore più completo e che ha già vinto tanto, ma ha delle sparate migliori di Vincenzo. Mi piace Aru, mi assomiglia, più di Landa». Sorride. Ultima parola sul Tour. «Sì, posso vincerlo, anche se di fatica ne ho fatta tanta in tre settimane, ma era previsto».
E Fabio Aru? Chiede dov'è l'albergo della squadra. Quando gli dicono che dovrà scendere fino a Torino, dove partirà l'ultima tappa-passerella del Giro, sgrana gli occhi. Mangia un panino, ha pronto un “beverone” per riprendere le energie. Pensa a recuperare. Dice che c'è l'ultima tappa da fare, ci sono da fare 178 chilometri da Torino a Milano e che bisogna tenere gli occhi aperti... «No. Non ho mai pensato di vincere il Giro perché Alberto Contador è un grande campione. Ha esperienza da vendere viste le grandi corse a tappe che ha vinto. Sapevo che sarebbe stato molto difficile distanziarlo di minuti». Poi la promessa: «Ho sofferto per diversi giorni, mi sono ripreso vincendo due tappe. Ho imparato molto poi da un campione come Contador, tornerò per vincere». Prima forse il Tour de France. L’ha detto ieri il patron dell’Astana Alexander Vinokourov. (a.s.)
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