«Il Milan è con me, battiamo la Roma»

9 Gennaio 2016

Mihajlovic non teme l’esonero, esclusi i dissidi col club. Stasera Cerci in tribuna, fiducia a Luiz Adriano per inguaiare Garcia

Costretto domani a superare indenne la trasferta con la Roma per poi giocarsi tutto mercoledì nel quarto di coppa Italia con il Carpi, Sinisa Mihajlovic si vede in una sorta di western calcistico. «Quella con Garcia sembra una sfida fra due pistoleri», sorride pensando al tecnico giallorosso, anche lui appeso a un filo. «Ci giochiamo molto ma non ci sono analogie. Lui da due anni lavora con la Roma, io sono al Milan da sei mesi», nota il serbo che conosce l'ambiente della Capitale e pensa sia «più difficile di quello milanese». Ma le ombre di Lippi (principale candidato in caso di esonero), Brocchi, Prandelli e Spalletti incombono su Mihajlovic e questa volta la squadra non può sparare a salve come contro il Bologna: «Quando ci capita l'occasione dobbiamo buttarla dentro». Mercoledì l'impresa non è riuscita in particolare a Cerci che, dopo i fischi del pubblico e gli insulti sul web, incassa l'esclusione dai convocati e dovrebbe trasferirsi al Genoa. All'Olimpico mancherà Alex per un problema al ginocchio, e sono possibili altre novità fra cui Luiz Adriano in attacco; è ballottaggio fra Kucka e Montolivo che, al fianco di De Jong (corteggiato dai Los Angeles Galaxy), ha definito «dietrologie in malafede» le ricostruzioni dei battibecchi con De Sciglio dopo il gol del Bologna e alcuni compagni a fine gara per il mancato saluto alla Curva Sud. «Sappiamo che nel nostro mondo i giudizi sono figli solo del risultato finale», sottolinea il capitano. Un concetto dietro cui anche Miha difende il Milan: «Noi creiamo, mentre altre squadre subiscono tutta la partita, poi con un solo tiro in porta vincono. Non siamo senza identità, il nostro gioco è migliorato». L'opinione di Silvio Berlusconi sembra però essere diversa. «Non ci siamo sentiti dopo la partita con il Bologna», racconta Mihajlovic e il silenzio presidenziale è stato interpretato come una sorta di ultimatum. «Sono in bilico? A parte il primo mese è stato sempre così. Non nascondo che queste due partite sono fondamentali ma le affronto a testa alta. Poi la società deciderà. Se la squadra non si allenasse bene e non fosse unita, sarei il primo a tirarmi fuori. La società? Ci è sempre vicina».

Per Mihajlovic la realtà è diversa di quella descritta dai giornali («Non li leggo») ed è convinto di avere la squadra con sé. «Al completo possiamo competere per i primi tre posti, ma abbiamo sempre avuto giocatori importanti infortunati. Non ci arrendiamo: la cosa peggiore del cadere è restare a terra».