«Il mio calcio libero in mezzo ai lestofanti»

Silvio Baldini a ruota libera dopo l’ultima vittoria: «Ecco le mie regole»
PESCARA. È un personaggio proprio perché non lo è. Parla liberamente, fuori dagli schemi. Ogni conferenza stampa è un qualcosa di nuovo. Che va oltre gli stereotipi del calcio. Silvio Baldini è alla mano, l’uomo della porta accanto con cui disquisire di tutto. Il tempo dirà se di fronte c’è il nuovo Messia del calcio pescarese. Sta di fatto che l’uomo di Massa ammalia e conquista. Sale in vetta. E, dopo una vittoria sofferta arrivata in zona Cesarini contro la Pianese, il tecnico del Pescara si lascia andare.
Le regole. Baldini sull’onda dell’entusiasmo per una vittoria insperata va oltre l’analisi della partita. Oltre il primo posto in classifica nel girone B della serie C al fianco della Virtus Entella. Va oltre, illustrando quella che è la sua filosofia di vita. Che spiega anche il suo lavoro nel calcio e sul Pescara. «Io cerco di dare solo delle regole alla squadra. La prima è il lavoro all’interno del quale cerco di sviluppare delle idee di calcio. Esigo disciplina, ma non sono un generale. Non ho una cultura militare. Tutt’altro. Non sono di quelli a cui piace dettare le regole, ma sono necessarie in un gruppo per gestirlo. Se non hai delle regole diventa una baldoria. Io ascolto tutti, sono per il dialogo, ma poi decido io. Ho 66 anni e le scuse non le bevo. A volte i giocatori mi raccontano delle barzellette, più che altro scuse, ma io non le mando giù. A volte, parlo del mio obiettivo e del sogno e di stare dentro la bolla. Dentro un universo che ti dia un’energia per andare a pescare qualcosa che va oltre le proprie possibilità. Io sono cattolico, ma anche cristiano. Chi è cristiano crede nell’aldilà. E se uno crede nell’aldilà sa che si può fare qualcosa di oltre. Aldilà della realtà. A volte sento parlare del cristianesimo come la rovina di questo mondo, ha illuso con la salvezza dell’anima di creare un futuro. Prima c’è l’ìo e poi la società. Io sono per la società, però mi sento cristiano perché non posso pensare che quando muoio non c’è più niente. Siccome per me c’è qualcosa, perché la vita mi ha dato degli esempi che me lo fanno credere, non perché sono un mago. Vivo bene così a sognare, a trasmettere ai miei figli e ai miei giocatori certi principi. Esistono i miracoli? Per me sì. Per Pescara non è un miracolo, per carità. È una cosa che si può fare. Un po’ alla volta la gente verrà al campo, verranno i risultati. E se poi tu non molli il Dio del calcio ti dà una mano».
L’eretico. Silvio Baldini non è un ingenuo e, soprattutto, conosce il mondo del calcio e le sue leggi non scritte. E sa di essere un eretico. «In questo mondo di stupidi, che è il mondo del calcio, sai quanti mi prendono per il culo? Tanti… L’80% di questo mondo del calcio è ignorante. Gente ignorante che pensa solo a rubare. Che è lestofante. Io ho una certa età e non me ne frega più niente. Queste sono cose che dicevo anche prima, quando avevo interesse a lavorare. Figurarsi ora. Il calcio è fatto di lestofanti che non possono capire discorsi sul cristianesimo, sull’aldilà e sui sogni. Che cosa vuoi che dica uno che non capisce? Ti prende per il culo. A me sta bene, perché so che dall’altra parte c’è gente ignorante. Ma chi mi conosce sa come la penso…». Silvio Baldini sa anche che gode di stima. «I colleghi con cui ho un rapporto sanno quando parlo che cosa dico. Gente che nel calcio ha vinto. E anche tanto. Sa chi sono. Ma, lo ripeto, nel calcio l’80% è fatto di gente ignorante e lestofante. Sono i direttori, i procuratori, gli amici dei presidenti. È un mondo che faccio fatica a digerire. Io sono stato fermo sei anni. Per mia scelta. Dopo i primi due anni nessuno mi ha chiamato più. Per quattro anni non esistevo. Mi ha chiamato solo la Carrarese, perché era ultima in classifica e non voleva retrocedere. E io ho detto no, promettendo che sarei andato dal luglio successivo, gratis. Ho lavorato quattro anni gratis. Per dieci anni, quindi, non ho preso un euro dal calcio. Chi mi conosce mi stima, ma molti mi fanno passare per un coglione. Alcuni dicono, ma non è giusto che Baldini alleni gratis. E io rispondo: ma sarà un problema mio! A me interessa essere quello che sono, nient’altro. Sono orgoglioso che i miei giocatori mi vogliano bene. Venerdì scorso in allenamento andavano come le moto. Sono rimasto impressionato».
Libero di sognare. E allora si ritorna agli aspetti motivazionali. A quella magìa e a quel sogno con cui ha conquistato il gruppo di giocatori e di cui parla spesso. «La magìa è un qualcosa che non si vede, eppure c’è. Una volta ero con il mio professore, passeggiavamo nel parco, c’era un vento di scirocco che veniva dal mare. E lui mi disse: il vento lo senti, ma lo vedi. E i nostri cari – quelli che non ci sono più - sono come il vento, li senti ma non li vedi. A Pescara non vi rendete conto che la magia non si può spiegare, ma c’è. Tu l’avresti immaginato che a Terni dopo tutte le contestazioni ci potessero essere 600 tifosi biancazzurri? No, eppure c’erano. E i mille a Rimini? Stasera (lunedì, ndr) c’era più gente che con la Torres allo stadio. Questa è la magìa, la gente ha passione per la squadra di calcio, è innamorata del Pescara. Gli abruzzesi sono innamorati delle proprie radici, bellissimo. Non cambiate. Non invidiate nessuno. Tenetevi strette le vostre radici. Tenetevi stretto Pescara, che è un posto magnifico. Nelle difficoltà gli abruzzesi sanno sempre risorgere. E questo accade perché alle spalle c’è una cultura. Altrimenti per un uomo è la fine. Puoi avere i soldi, ma se non hai cultura è la fine. Ci si ammazza… Io sono felice di essere qui, in questa comunità abruzzese».
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