IL MODELLO CITTADELLA FUNZIONA SEMPRE
Scrivere (bene) del Cittadella sembra essere diventato un esercizio rituale. Un’abitudine. Una di quelle operazioni dalle quali non ti puoi proprio sottrarre, basta aggiornare nomi e cognomi dei...
Scrivere (bene) del Cittadella sembra essere diventato un esercizio rituale. Un’abitudine. Una di quelle operazioni dalle quali non ti puoi proprio sottrarre, basta aggiornare nomi e cognomi dei protagonisti: ieri Ardemagni, Moncini o Diaw, oggi Ogunseye e Gargiulo.
Non quelli di chi, questo prodigio della provincia italiana, lo dirigono da anni, sempre senza troppi proclami e senza troppe luci puntate addosso: Roberto Venturato in panchina e Stefano Marchetti, il direttore sportivo, in ufficio.
Il primo ha appena cominciato la sua sesta stagione da allenatore. Alla prima riportò la squadra dalla C alla B e nelle quattro che sono seguite l’ha sempre condotta ai play off, con il punto più alto toccato con la doppia finale contro il Verona del 2019.
Il secondo è, intanto, quello che ha scelto e portato Venturato al Cittadella (e prima Foscarini, rimasto dieci anni) ma, soprattutto, il vero, grande regista del film granata. La scorsa estate il Parma lo ha seriamente tentato, alla fine è rimasto, rinnovando un patto con la proprietà della famiglia Gabrielli che dura dal 2002.
Amore per la bandiera e talento smisurato nella ricerca dei giocatori da portare al Tombolato. Contro il Pordenone, Venturato ne ha cambiati 9 su 11, rispetto alla partita precedente, e tra questi Cassandro (dal Novara, vivaio Bologna) esordio e assist, e Tavernelli (dal Gubbio) esordio e gol.
Marchetti li scova e li sceglie, quasi sempre in serie C, l’allenatore li rende parte di un meccanismo che funziona. Perfetti sconosciuti, ragazzi con un curriculum striminzito che in quell’angolo di Veneto sanno diventare gruppo prima e squadra poi. E, dopo quattro giornate, il Citta è già lassú.
Se, in serie A, l’Atalanta ha saputo proporsi come “modello”, in B si dovrebbe tutti guardare verso quel pezzo di nord-est italiano e strofinarsi gli occhi ma poi anche imparare. Li dove, scrivere bene di una squadra guardando una classifica, diventa una logica conseguenza. Ogni anno.
*giornalista Sky Sport
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