IL MONDIALE, LE STORIE E LE EMOZIONI

15 Luglio 2014

di STEFANO TAMBURINI Le immagini migliori sono quelle che restano nel cuore, scolpite fra le emozioni, quelle che da sole potrebbero scrivere un libro. Anzi, ognuna di queste spesso lo è. Il Mondiale...

di STEFANO TAMBURINI

Le immagini migliori sono quelle che restano nel cuore, scolpite fra le emozioni, quelle che da sole potrebbero scrivere un libro. Anzi, ognuna di queste spesso lo è. Il Mondiale di calcio, come o quasi quanto un’Olimpiade, regala – a chi sa apprezzare – momenti speciali, passioni e storie di vita che si intrecciano con quelle degli atleti, sfide che sembrano romanzi e che un po’ lo sono davvero. Un Mondiale è proprio come un bel libro: quando giri pagina, sai che sarà l’ultima e senti già la nostalgia. Poi ti chiedi cosa resterà al di là di quello che girerà per anni e anni sugli almanacchi cartacei e digitali: la vittoria dei due millenni per 7-1 della Germania sul Brasile, la coppa alzata al cielo dal tedesco Philipp Lahm e, molto sullo sfondo, la disfatta azzurra. Il Mondiale 2014 è stato ricco di passioni, di emozioni. A me hanno colpito anche i volti che diventano simboli di qualcosa che va oltre. Ne cito due fra tanti: il primo è quello di Faryd Mondragon, terzo portiere della Colombia, mentre sta per entrare in campo a pochi minuti dalla fine della partita con il Giappone. Ha festeggiato il 43esimo compleanno da tre giorni e da quel momento è il più anziano ad aver giocato in un Mondiale. Nei suoi occhi si legge una gioia che va al di là di un trofeo, è un messaggio splendido: un Mondiale si può vincere anche così. Ed è stato bello anche vedere l’abbraccio con il giovanissimo compagno che gli lasciava il posto. Un altro volto, anonimo, è quello di un anziano tifoso brasiliano, inquadrato mentre piange abbracciato a una finta coppa del mondo e coccolato da quella che quasi certamente è la nipote in lacrime a sua volta. Hanno appena assistito alla sconfitta più dura della loro squadra e alla fine delle loro speranze. Vista l’età, quell’uomo aveva fatto in tempo a vedere anche il Maracanazo del 1950, due Mondiali in casa e due batoste una peggio dell’altra. C’è tanto amore nello sguardo della ragazza al suo fianco, era ed è pur sempre un gioco ma mette in movimento passioni che sono palestra e specchio di molte altre. Sono solo due delle mille e mille altre storie che si sono intrecciate in Brasile. Per 45 giorni abbiamo provato a raccontarvi, oltre alle notizie, anche queste emozioni e queste passioni. Almeno per noi è stato bello. Grazie a tutti.

@s__tamburini

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