Il motto di Giampaolo: «Testa alta e bel calcio»

9 Luglio 2019

La presentazione del nuovo condottiero rossonero: «Penso di aver meritato questa chance e mi auguro di restare il più a lungo possibile». Preso Krunić

MILANO. «Testa alta e giocare a calcio». Marco Giampaolo rifiuta l'etichetta di 'maestro’ (così lo ha definito ad esempio Arrigo Sacchi), ma assomiglia a una lezione di filosofia calcistica la sua prima conferenza stampa da allenatore del Milan, alla vigilia del raduno e in attesa che la squadra prenda forma, con un mercato all'insegna della sostenibilità economica, e un obiettivo che sopra ogni altro: Jordan Veretout. Giampaolo ha fatto nulla per nasconderlo, pronunciando con il sorriso più volte, anche fuori tema, il nome del centrocampista francese della Fiorentina, durante i suoi primi sessanta minuti in pubblico alla guida di una big, dopo quasi vent'anni di carriera. «Penso di aver meritato questa chance attraverso lavoro, ricerca e sacrificio. Ora devo meritarla con i fatti sul campo», ha esordito «felicissimo» l'allenatore nato in Svizzera il 2 settembre 1967, ma cresciuto a Giulianova, in Abruzzo, dove ha cominciato un percorso «di up&down, fra cadute e risalite», con scelte anche frutto di «follia e rabbia» come quella di ripartire nel 2014 dalla Cremonese, in C, per tornare poi in A all'Empoli grazie anche all'endorsement di Sarri, uno degli amici, colleghi e compagni di cene, come Massimiliano Allegri. Cinque anni dopo, quando il dt rossonero Paolo Maldini lo ha chiamato, ha mollato barca e amici diretti in Croazia, per volare a Milano: «I dirigenti mi hanno detto che diffidano da chi non ha mai sbagliato». Ha convinto soprattutto l'idea di calcio. «Rispecchia la storia del Milan, è il bel gioco che piace a noi e ai nostri tifosi», ha spiegato il Cfo Zvonimir Boban assicurando che la scelta dell'allenatore «è stata facile, rapida e superlogica». Il tempo sarà il mio primo alleato come potrà essere il mio primo nemico», ragiona l'ex tecnico della Sampdoria, che misura le parole quando si tratta di spiegare se l'obiettivo è conquistare un posto in Champions: «È chiaro, si guarda a quello, ma l'obiettivo finale lo devo costruire a step. Servono giocatori di qualità per offrire uno spettacolo decente e valorizzare l’idea di gioco. Ci dispiace non giocare in Europa», ha ammesso Giampaolo, «ma avremo la possibilità di lavorare sette giorni per poter creare le condizioni di giocare in Europa nella maniera più seria possibile l'anno prossimo». L'esclusione per le violazioni al fair play finanziario «dispiace tanto», ha confermato Boban, rassicurando sui piani di Elliott: «Sostenibilità non vuol dire non essere ambizioni. Questa proprietà ha molte più ambizioni di quello che la gente pensa, non sarei qui se non fosse così». A parte Veretout, per il mercato Giampaolo non ha indicato nomi ma profili, «giocatori di qualità in grado di suonare lo stesso spartito, funzionali». Niente primedonne, inaffidabili e svogliati. Per un grande colpo servirebbe una grande plusvalenza. «Donnarumma? L'idea di averlo con noi per tanto tempo è la prima che ci passa per la testa», ha detto Maldini. Cosa ne pensa Giampaolo? «È fortissimo, io chiedo pochissime maglie agli avversari, al primo anno alla Samp chiesi quella di Donnarumma. E poi», ha sorriso l'allenatore, «Veretout». Ieri ufficializzato l’acquisto dall’Empoli del centrocampista Rade Krunic, bosniaco (contratto di 5 anni).
Paolo Cappelleri