Il nome cambia o resta Gran Sasso d’Italia?

Il Comune e il club sono al lavoro per poter ospitare una partita della Nazionale under 21
L’AQUILA. Lo stadio di Acquasanta si estende su una superficie totale di circa 30mila metri quadrati. Il conteggio include gli 8mila metri del campo da gioco e gli altri 8mila dell’antistadio, un terreno preesistente sin dalla nascita dell’impianto. Le misure del campo sono di 105x68, omologato per la serie B con un manto in erba sintetica con intaso naturale della categoria professional, tra i più innovativi in Italia. L’impianto ha ottenuto l’omologazione di terza categoria.
Ma come potrà essere sfruttato lo stadio di Acquasanta? L’idea del Comune, in accordo con L’Aquila calcio, è di poter ospitare presto un match della Nazionale italiana Under 21. Il campo è omologato, ci sarebbe solo il problema della capienza. Sono richieste 10mila unità ma non ci dovrebbero essere problemi per ottenere una deroga come successo già in altri stadi in occasione di match delle nazionali italiane giovanili. Purtroppo non potranno essere ospitati match ufficiali delle Nazionali maggiori perché il manto erboso è in sintetico e l’impianto d’illuminazione non è adeguato.
Una prospettiva importante, inoltre, potrebbe essere quella della candidatura di Roma per le Olimpiadi 2024. In caso l’Italia ottenesse i Giochi, il campo di Acquasanta potrebbe essere inserito dal Coni nell’elenco degli stadi dove poter svolgere gli allenamenti delle nazionali prima dell’inizio della competizione. In questo senso, la vicinanza geografica tra L’Aquila e Roma potrebbe essere un elemento decisivo.
Manca, infine, ancora il nome ufficiale da attribuire al nuovo stadio dei rossoblù. In realtà in una delibera comunale del 2009, lo stadio fu intitolato “Gran Sasso d’Italia”, all’epoca destinato al rugby. A distanza di anni ancora non sono state sciolte le riserve. C’è chi gradirebbe che il nome “Gran Sasso d’Italia” fosse confermato, altri che da tempo hanno proposto l’intitolazione a personaggi del mondo calcistico aquilano, riconosciuti a livello nazionale. In particolare Italo Acconcia, originario di Castelvecchio Subequo, tra gli anni Settanta e Ottanta ct della Nazionale di calcio juniores. In quegli anni lanciò nel calcio Paolo Rossi, Antonio Cabrini, Marco Tardelli e Franco Baresi. (g.m.)
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