«Il Parma è una famiglia, D’Aversa bravo a gestirla»

17 Ottobre 2019

Il dirigente salentino applaude il tecnico pescarese: «Ha voglia di crescere» E sull’attaccante vastese Inglese: «È forte, deve giocare con più leggerezza»

PESCARA. Il nuovo che avanza dietro la scrivania ha il volto di Daniele Faggiano, 41 anni, ds del Parma con origini salentine. È lui l’ideologo degli emiliani che il pescarese Roberto D’Aversa guida dalla panchina.
Faggiano, la serie A è migliorata?
«Certo, si nota anche dalla classifica. Lo vedi anche dal fatto che le neopromosse hanno conquistato più punti che in passato. La serie A è più competitiva a mio avviso, è lievitato il livello».
Fuori dai confini nazionali, però la musica cambia.
«Noi siamo indietro rispetto ad altri campionati europei perché mancano le strutture adatte ai tempi moderni. Mi riferisco agli stadi, ma non solo. Ad esempio, agli impianti per sviluppare il settore giovanile. Sono discorsi che si fanno sempre, ma poi bisogna avere la forza per passare dalle parole ai fatti».
Che cosa serve?
«Pazienza e soldi. Qui si bada al risultato. Non si ha il tempo di aspettare, è questo il problema. E secondo me bisogna mettere le fondamenta di un progetto con il vivaio. La sostenibilità del calcio parte dai giovani. Guardiamo l’Ajax giocare la Champions con 8/11 prodotti del settore giovanile, ma lì c’è un progetto alle spalle. Strutture che ospitano fior di giocatori, talenti che vengono svezzati da tecnici che hanno bene in mente la filosofia e il progetto del club. In Italia non è così: la pressione e il fattore economico portano spesso i presidenti a non avere pazienza».
Lei è amico di Conte, ce la farà a portare l’Inter allo scudetto?
«Io sono il ds del Parma e spero che raggiunga al più presto la salvezza per poi togliersi altre soddisfazioni. Per il resto, non voglio esprimere giudizi su altre squadre».
Qual è la squadra che gioca meglio?
«L’Inter gioca bene, il Cagliari sta facendo bene. Il Napoli stesso non gioca male. Ma certi giudizi vanno calibrati in base alle possibilità e all’organico a disposizione».
La rivelazione di questo primo scorcio di stagione?
«Le tre neopromosse. Fanno risultati e giocano mediamente un buon calcio».
Il Parma, nella passata stagione, si è salvato da neopromossa invertendo un trend che vuole le matricole tornare subito in B.
«Parlo in generale. Sta crescendo il livello e molte squadre se la giocano a viso aperto. C’è voglia di giocare anche fuori casa, non ci si accontenta del pareggio. Chiudersi non porta punti. Esiste una visione di gioco più aperta».
Come vi siete conosciuti con D’Aversa?
«L’amicizia esiste da tempo. Da prima che è venuto ad allenare il Parma. Ma un conto è l’amicizia un altro il rapporto professionale. Per quanto mi riguarda sono due binari paralleli».
Le qualità e i difetti di D’Aversa?
«Difetti non ne ha. Non li dico altrimenti si arrabbia (e giù una risata, ndr). I pregi sono senz’altro la dedizione, l’impegno e la voglia di crescere. Non si culla mai sugli allori. Qui, a Parma abbiamo iniziato un percorso insieme e ci aiutiamo l’un l’altro. E’ un allenatore in ascesa e legittimamente ambizioso».
Chi le ha insegnato il mestiere?
«La passione per il calcio. Da ragazzo giocavo e studiavo, anzi secondo mio padre giocavo più che studiare. Dirigente lo sono stato sempre anche quando a Veglie, il mio paese, in Salento si giocava per strada».
Lei è stato uno dei pochi ds a scampare dalla mannaia del presidente Zamparini a Palermo; lo ha anticipato dimettendosi lei nel 2016.
«A me piace il mio mestiere. Lavoro per dire la mia nella costruzione di un progetto di squadra. Laddove non è possibile, tolgo il disturbo».
Quando sceglie un giocatore di che cosa tiene conto, al di là delle qualità tecniche?
«La voglia di emergere, l’educazione e l’impegno. Se prendo giocatori dall’Atalanta so già che c’è la garanzia di certi valori, perché la scuola è di quelle buone».
Prima Machìn e poi Brugman: c’è un filo diretto con il Pescara?
«No, Machìn lo conoscevamo, cercavamo un centrocampista con quelle qualità, c’è stata la possibilità di prenderlo e abbiamo fatto l’operazione. Brugman, invece, lo volevo già a Palermo, ma era appena andato via. Quindi, quando c’è stata l’opportunità le strade si sono unite».
Su chi si sente di scommettere dei suoi?
«Su tutti, noi siamo una famiglia a Parma».
Un giudizio sul vastese Inglese?
«Roberto è un ragazzo di sani principi, so da dove è partito. So quanto ci tiene a fare bene. Conosco il suo valore. Detto ciò, non deve avvertire il peso della responsabilità, ma giocare con più leggerezza e naturalezza. Come sa fare lui».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA