IL PERSONAGGIOnMARCO PAROLO

5 Giugno 2016

Fatti, non parole. Ma Parolo sì. Del resto il centrocampista della Lazio è uomo di sostanza, abile nel leggere le carte alla manovra ma oratore essenziale. È uomo di fiducia del Ct che non lo ha mai...

Fatti, non parole. Ma Parolo sì. Del resto il centrocampista della Lazio è uomo di sostanza, abile nel leggere le carte alla manovra ma oratore essenziale. È uomo di fiducia del Ct che non lo ha mai messo in discussione. Il suo nome non è mai stato inserito in alcun ballottaggio, quasi senatore a vita con scranno sicuro nel Palazzo Madama ideale di Antonio Conte.

Marco Parolo rispetta le consegne nel “3-5-2” come nelle dichiarazioni che sembrano quasi teleguidate da Conte visto che ribadisce i principi e i concetti che sono i comandamenti del verbo di Coverciano.

«Deve essere una Nazionale con un grande spirito di gruppo – afferma il centrocampista – con una grande voglia di sacrificarsi da parte di tutti quanti. Siamo forse una squadra con pochi picchi di talento, con tanti bravi giocatori e tanti giovani forti però deve partire tutto dal concetto di gruppo che è poi alla base delle vittorie di tutte le nazionali della storia».

Non si sente un titolare fisso il centrocampista polivalente che piace al nostro commissario tecnico perché sa essere mediano per statuto, mezzala per vocazione, interditore per mandato e incursore per necessità e poi per quella confidenza con il gol che certo male non fa ad una squadra che stenta a timbrare il cartellino.

Eppure Parolo si mette in discussione, sempre.

«In questo momento siamo tutti titolari. Dobbiamo mettere tutti quanti il massimo impegno per far sì che il mister possa scegliere nel migliore dei modi. Sarà influente poi il dove uno gioca, l’importante è che sappia quello che deve fare e sia pronto dando tutto se stesso».

Parole che Conte ascolta con soddisfazione perché è questo che pretende dai suoi. Maratoneti, marines ma soprattutto moschettieri perché se manca il talento bisogna attrezzarsi con altri mezzi.

È partito da lontano Parolo per arrivare fino a qui. L’oratorio di Gallarate, poi il Como, la Pistoiese, il Foligno, il Cesena fino all’esplosione con Parma e Lazio. Era imbottito nel traffico, tra i tanti, ma ha messo la freccia e viaggiando in corsia di sorpasso è approdato in Nazionale.

«Nella mia carriera ho guadagnato tutto con la fatica e il sacrificio, non penso di essere mai stato considerato un talento puro sin da giovane. Ci ho messo tanto, ho pedalato, e penso che qualcosa ho ottenuto. A parte Buffon e la sua storia, tutti gli altri giocatori si sono affermati negli anni con il lavoro e il sacrificio e fanno la differenza sia in campionato che in Champions.

Questa deve essere la nostra forza. Il mister è stato un giocatore come noi e tutti dobbiamo essere sintonizzati sulle stesse frequenze. Se andremo male si dirà che siamo scarsi. Ma a volte è anche bello sorprendere e magari qualcuno si ricrede».

Il centrocampista ha voluto dare il benvenuto a Giampiero Ventura che è stato accostato a lungo alla sua Lazio e che siederà sulla panchina azzurra all’indomani dell’Europeo.

«Si tratta di un grande allenatore, che ha fatto bene ovunque è stato».

Già, perché ormai è certo che sarà il tecnico ligure il futuro Ct. Nella giornata di ieri sono stati perfezionati i dettagli dell’accordo che verrà ratificato il 7 giungo dopo che il presidente Carlo Tavecchio indicherà il nome di Ventura in consiglio federale. Confermate le cifre (accordo biennale da 1,6 milioni a stagione più mezzo milione per Sullo, Innocenti e Zinetti, i collaboratori che l’ex allenatore granata porterà a Coverciano) e confermata anche la figura di Marcello Lippi nel ruolo di tutor di tutte le nazionali.

Ma questa è un altro capitolo. C’è ancora da leggere il finale del libro azzurro di Conte che vuole assolutamente concludere la sua avventura con un lieto fine.

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