Il Pescara è un rebus, Zeman si scopre mister X

Difesa troppo “bassa”, i dubbi sul play maker, l’enigma Benali e Ganz in naftalina Poche emozioni nell’ultima partita. Bovo: «Siamo una squadra da scoprire»
PESCARA. Mai uno 0-0 fu così discusso. Il quarto pareggio di fila offre vari spunti di riflessione. Non solo per il risultato del Pescara a Cremona, ma anche (e soprattutto) per la prestazione dei biancazzurri nel primo tempo. Una squadra chiusa nella propria metà campo, aggredita con furore dagli avversari e incapace di rendersi pericolosa. In poche parole, una creatura distante anni luce dai canoni del calcio zemaniano. Eppure, nelle prime gare il Delfino aveva recitato bene il copione. Tanti gol fatti (14) e molti subiti (12) nelle cinque rappresentazioni abbastanza fedeli alla regia del boemo. Allo stadio Zini, invece, una performance inaspettata, anche se nella seconda parte il Pescara è cresciuto rischiando addirittura il colpaccio.
Ha ragione Cesare Bovo quando dice: «Siamo una squadra da scoprire». Di certo servirà un po’ di tempo per collaudare i meccanisimi, costruirsi una definitiva identità e, perché no, stabilire una volta per tutte la formazione titolare. Sulle caratteristiche dei difensori centrali è già stato detto molto. Zeman avrebbe voluto un centrale rapido, ma non è stato accontentato. Il mercato fatto di compromessi ha generato un reparto ibrido con cui l’allenatore dovrà convivere almeno fino a gennaio. Tra i centrali ci sono Coda, Bovo, Campagnaro, Fornasier, Perrotta ed Elizalde. Ce la farà il boemo a spingere la linea della retroguardia qualche metro più avanti? I dubbi sono leciti. Va detto, però, che Bovo a Cremona ha dimostrato di poter essere un leader. Quando sarà al top magari potrà accontentare il boemo “accorciando” un po’ di più la squadra. Anche la staffetta tra Crescenzi e Zampano è abbastanza singolare, o forse giustificata dal rendimento altalenante del terzino genovese, considerato il titolare dal tecnico ma ancora distratto dalle voci di mercato che lo volevano destinato a restare in A.
In mediana non si arresta il toto-play maker con il tormentone Brugman che non è affatto il prototipo del regista zemaniano. Poi, la batteria degli attaccanti. L’infortunio di Mancuso ha creato non pochi problemi all’allenatore. L’ex Sambenedettese è l’unico esterno in grado di dare un contributo prezioso in fase difensiva. Del Sole ha giocato quasi sempre bene, ma è giovane e deve irrobustirsi. E il ritorno di Mancuso potrebbe offrire qualche chance in più a Ganz, al quale finora è stato preferito Pettinari. Il 25enne romano non è solo il bomber della B, ma è fondamentale per far salire la squadra e darle una mano nella fase di non possesso. Infine, c’è l’enigma Benali che dovrà essere risolto. L’ex bresciano ha pagato con due esclusioni l’atteggiamento indisponente mostrato a Salerno. La sua qualità sarebbe utilissima, ma deve integrarsi negli schemi, altrimenti a gennaio potrebbe salutare l’Abruzzo.
Un solo precedente. Zeman non ha mai amato il pareggio. O meglio, le sue squadre sono sempre scese in campo per vincere. O quantomeno provarci a costo di rischiare il ko. E forse non è un caso che l’X sia il segno meno frequente della sua carriera (su 1.019 gare, 382 vittorie, 361 sconfitte e 276 pareggi). Così, il risultato di Cremona ha fatto rumore. Nessuno era abituato a vedere lo zero nella casella dei gol fatti e subiti al termine di una gara di Zeman, anche se nel torneo di B 1988-89 ne collezionò due di fila, quando guidava il Messina contro Catanzaro e Brescia. Ma nella sua lunga carriera solo una volta gli capitò di accumulare quattro pareggi consecutivi: nella stagione ’93-94 , quando era al timone del Foggia, Zeman fece 1-1 con Milan, Atalanta e Cremonese, e 0-0 con la Roma. Alla fine la squadra ottenne un ottimo nono posto. Sabato a Carpi, se dovesse arrivare un nuovo pari, per il boemo sarebbe un record.
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