«Il Pescara è un sogno, prima la A e poi le nozze»

Marras: «Essere qui è un premio, vengo dal basso e ho fatto la gavetta»
PESCARA. Sempre a tutto gas, senza fermarsi mai. Moto perpetuo che sulla fascia non smette mai di correre. Attacca, difende quando c'è da difendere. Origini sarde, sangue genovese. Manuel Marras è lo Speedy Gonzales biancazzurro. Il 25enne esterno offensivo rivelazione del Pescara capolista si è raccontato al Centro.
Marras, da gregario a protagonista. Se l’aspettava?
«Sono contento del periodo che stiamo attraversando io e il Pescara. È un bel momento, ma non è stato tagliato ancora nessun traguardo. La strada è lunga».
Tanta gavetta nelle serie minori e ora la B.
«Finalmente. Per me questa è una grande opportunità. Ho dato il massimo in questi anni, ho mangiato molta polvere, ho fatta tanta serie C e sono felice di essere arrivato in B. Penso di averla meritata».
Come è nata la trattativa con il Pescara?
«Quasi per caso. A giugno mi ha chiamato Pillon, che mi aveva avuto ad Alessandria due anni fa, dicendomi che voleva portarmi a Pescara. Ho detto subito di sì, impossibile rifiutare una chiamata del Pescara. Mi è stata data una grande opportunità».
Pillon all’inizio del ritiro ha detto che Marras sarebbe stata la sorpresa del Pescara.
«Fa piacere avere la stima del mister ed io sto dando il massimo per ripagare la fiducia».
In carriera ha fornito tanti assist, ma segnato pochi gol. Come mai?
«Ho fatto sempre tanti assist, è vero. Il gol non deve diventare una specie di ossessione e prima o poi arriverà».
È al primo anno in B. Che impatto ha avuto?
«Ho notato che è un campionato molto più tecnico rispetto alla serie C e negli ultimi metri devi avere più qualità. Questo è un torneo molto equilibrato».
Equilibrato certo, ma il Pescara è primo. Sorpreso?
«Stiamo facendo un buon campionato e secondo me possiamo dire la nostra fino in fondo».
Se l’aspettava di diventare subito titolare inamovibile?
«Per fare campionati importanti servono 25 giocatori di alto livello e non devono esserci titolari o riserve. Io sono qui per mettermi al servizio del Pescara e adesso mi fa piacere giocare con una certa continuità».
Due assist a Monachello nella gara di La Spezia. Niente male.
«Se gli faccio fare 10 gol mi pagherà un cena. Abbiamo fatto una scommessa e spero di vincerla».
Prima di arrivare qui cosa sapeva del Pescara?
«Conoscevo già molto bene Fiorillo perché siamo entrambi genovesi e vicini di casa. Mi aveva sempre parlato molto bene di questa piazza».
Lei è genovese, come ha vissuto la tragedia del Ponte Morandi?
«Ero a Pescara quel 14 agosto. È stato un disastro. Una tragedia che nel 2018 non dovrebbe accadere. Era una cosa evitabile, ma ora Genova si deve rialzare. Noi gente di mare abbiamo una marcia in più e dobbiamo dimostrarlo».
Genoano o blucerchiato?
«Genoano fino al midollo. Passione per il Genoa ereditata da mio padre. Da ragazzino facevo il raccattapalle, l’anno della serie C me le sono praticamente viste tutte».
In città come si trova?
«Tutti me ne parlavano bene ed è così. Città di mare, gente cordiale e adesso ho capito perché in tanti rimangono a vivere qui».
Nel tempo libero cosa le piace fare?
«Vivo con la mia fidanzata Francesca, sono un ragazzo normale e non amo la vita modana».
Matrimonio alle porte?
«Convivo da 4 anni con Francesca, vediamo come andrà quest’anno e poi vedremo...».
Promozione in A e matrimonio?
«Sarebbe bello. Perché no? Stiamo insieme da tanti anni e sarebbe un passo normale».
In serie A con il Pescara?
«Sarebbe bellissimo. Il campionato, però, è molto equilibrato ed è presto per fare delle previsioni. Palermo, Verona, Benevento e Crotone sono molto forti e poi c’è il Lecce che potrebbe essere la sorpresa».
Come nasce il Marras calciatore?
«Sulle orme di papà Giuliano, che giocava nelle giovanili del Genoa. Poi, un brutto infortunio lo obbligò a smettere, ma la passione gli è rimasta e l’ha trasmessa a me. Così, fin da bambino il calcio è stata la mia unica ragione di vita. Ho iniziato nelle giovanili del Genoa, mi ha allenato anche Marcello Donatelli (pescarese doc, ndr) e sono stato compagno di squadra di Sturaro ed El Shaarawy».
Sempre attaccante fin dalle giovanili?
«No, trequartista dietro le punte, ero l’uomo dell’ultimo passaggio. Fu Pietro Fusco, mio allenatore allo Spezia, a spostarmi sulla fascia. Ha avuto ragione».
Lei è genovese come Beppe Grillo. Le piace?
«Seguo poco la politica, ma passare da fare il comico a politico non è facile. A Genova è un personaggio che divide. È amato da metà città e criticato dall’altra».
Il suo orientamento politico?
«Non voto Movimento 5 Stelle, invece mio padre sì. Io sono più per Salvini, mi piacciono alcune delle sue idee».
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