Il Pescara gioca ma non punge e l’Udinese fa festa

24 Ottobre 2016

I limiti in avanti condizionano una buona prova Scontro salvezza ai friuliani che sfruttano le punte

Il campo non bluffa, fa emergere valori e gerarchie. E il campo dice che il Pescara in nove partite, quasi un quarto del campionato, non è riuscito a vincerne una. Il terreno di gioco spiega anche il motivo e indica nella sterilità offensiva la causa principale di un avvio di stagione deludente sul piano dei risultati. La partita persa 3-1 a Udine è la cartina di tornasole: il Pescara gioca e i bianconeri portano a casa i tre punti perché hanno gli attaccanti che fanno gol. Che i biancazzurri abbiano fatto maggiore possesso palla poco importa. Contano i gol: l’Udinese li ha fatti, sfruttando le ingenuità del Pescara. La squadra di Oddo, invece, ha confermato la sensazione di impotenza. E’ come un soldato che va al fronte a combattere senza munizioni: è destinato alla sconfitta. Ha tutto (o quasi), si prepara bene, ma non riesce mai a pungere. E questa volta le assenze sono un alibi relativo, perché il leit motiv è sempre lo stesso, imputabile a un problema strutturale: la mancanza di un centravanti di ruolo in grado di finalizzare la mole di gioco espressa. E così il Pescara è quart’ultimo in classifica – dietro ci sono Palermo, Empoli e Crotone – grazie al bonus dei tre punti a tavolino con il Sassuolo.

L’Udinese non è stata particolarmente brillante sul piano della manovra, ma ha chiuso bene gli spazi e ha monetizzato gli spunti delle punte. Due rigori e una ribattuta di Bizzarri: è bastato poco per regalare a Delneri la prima vittoria sulla panchina bianconera e aggiudicarsi lo scontro salvezza andato in scena nell’anticipo domenicale della nona giornata. Chissà, sarebbe bastato invertire gli attaccanti per rovesciare il risultato. Tutto da buttare? No, per carità. C’è la vitalità del Pescara ad alimentare la speranza che questa serie A non sia un calvario come l’ultima esperienza del 2012-2013. C’è il carattere di una squadra che si batte con orgoglio, pur essendo cosciente dei propri limiti. E c’è, soprattutto, Massimo Oddo, il valore aggiunto di un Pescara che cerca sempre il gioco attraverso il fraseggio stretto. E’ bello da vedere fino al limite dell’area avversaria. Poi, ecco il buco nero. Si va sempre a schiantare sulla difesa schierata. Paga dazio sul piano della fisicità e dei muscoli, ma non si arrende mai. E ha una base solida, la qualità del gioco capace di generare fiducia. Ma se la società a gennaio non porterà in riva all’Adriatico un attaccante in grado di far compiere alla squadra un salto di qualità sarà dura continuare ad essere ottimisti. C’è un errore di fondo nella progettazione di questa stagione: la sostituzione di Lapadula. Un’analisi confermata dalla partita di ieri su un campo, quello di Udine, che non ha regalato una gioia al Pescara: in sette sfide di serie A cinque sconfitte e due pareggi. La sfida di ieri è stata indirizzata dopo 8’ quando Campagnaro ha agganciato Duvan Zapata in area: contatto veniale, certo, quanto basta per permettere a Rocchi di indicare il dischetto. Dagli undici metri lo “scavetto” irridente di Thereau, al primo centro stagionale. Subito sotto, ma il Pescara ha macinato gioco con personalità. La fortuna non è dalla sua parte e così al 26’ la spettacolare girata di destro di Caprari manda la palla a stamparsi sulla traversa a portiere battuto. Biancazzurri a fare gioco e Udinese sulla difensiva. Ma il possesso palla risulta sterile perché mancano le verticalizzazioni. Il tempo scorre, il Pescara non punge. Attacca, ma non crea pericoli dalle parti di Karnezis. Nella ripresa il copione non cambia. L’Udinese subisce sul piano del gioco, ma appena ha l’occasione sprizza cinismo. E così al 26’ è ancora Thereau a riprendere una respinta di Bizzarri (su tiro di Badu) e a far esultare i 14mila della Dacia Arena. Sul 2-0 Oddo mette dentro Mitrita e Crescenzi e proprio quest’ultimo, al 29’, inizia l’azione finalizzata in rete da un destro di Alberto Aquilani che ha disputato un gran secondo tempo. Partita riaperta, ma gli assalti biancazzurri sono innocui. Basta una ripartenza, uno spunto di Zapata, all’Udinese per chiudere la gara con un rigore trasformato dallo stesso ex attaccante del Napoli. Ah, ad avercene uno così!

@roccocoletti1

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