Il Pescara in crisi: fa scena muta e i tifosi fischiano

Gara da dimenticare, nemmeno un tiro in porta E non c’è reazione al gol partita segnato da Caldara
PESCARA. Una notte da incubo. E non solo per la seconda sconfitta di fila del Pescara (la terza nelle ultime quattro gare). Il popolo biancazzurro entra all’Adriatico-Cornacchia con la paura per la scossa di terremoto avvertita poco dopo le ore 19. E durante la partita torna a tremare. Sono le 21,18 quando si avverte chiaramente un’altra scossa, poco prima della mezzora di gioco. La gente sugli spalti si guarda attorno incredula. Sì, è il terremoto. In campo nessuno se ne rende conto. Qualcosa viene percepito in ritardo nel vedere il caos sulle tribune. E l’arbitro Massa sospende il gioco, circa tre minuto. Ma il più è fatto, tanta paura nel ripensare a quei secondi di panico. La partita va avanti. Lampi e tuoni dal cielo, nel giro di qualche minuto viene giù acqua a volontà. Una notte da incubo anche sul piano calcistico, perché il Pescara stecca clamorosamente la sfida della riscossa dopo il passo falso di Udine. A tal punto da uscire dal campo tra i fischi dei tifosi. Vince meritatamente l’Atalanta che nel primo tempo, al 42’, colpisce la traversa con Mattia Caldara di testa, su cross di Dramè. Lo stesso difensore nerazzurro, nuovamente lasciato solo in area, al 15’ della ripresa decide la gara con un colpo di testa letale, su angolo di Freuler. E’ il quinto gol incassato da Bizzarri sugli sviluppi di calcio da fermo. Massimo risultato con il minimo sforzo per l’Atalanta che per la prima volta vince a Pescara e sale al sesto posto in classifica. L’ex Gasperini (in tribuna per la squalifica) se la gode: quarta vittoria nelle ultime cinque gare. Male, malissimo i biancazzurri. La peggiore prestazione stagionale. In pratica, non sono mai scesi in campo, sono rimasti alla Dacia Arena di Udine. L’Atalanta fa il bello e il cattivo tempo, il Pescara parte con un atteggiamento prudente: nell’undici iniziale c’è un difensore in più Crescenzi. I nerazzurri fanno la partita, il Pescara non pressa. Sembra una scelta e, invece, la squadra di Oddo non ha le gambe per fare la partita. Che non è bella. Tutti ad aspettare il Pescara in un primo tempo anonimo ravvivato solo dalla traversa di Caldara al 42’. Qualche segnale di risveglio all’inizio della ripresa, ma è un’illusione. Al 15’ Caldara colpisce ancora di testa e il Pescara è in ginocchio. Non ha le gambe per reagire. E’ fermo. All’Atalanta basta poco per gestire il vantaggio, non si deve nemmeno dannare più di tanto. Alla fine Oddo mette Campagnaro a fare il centravanti, visto che Manaj in pratica fa scena muta. E’ il segno della precarietà di una squadra in crisi. Non è questione di bel gioco, il Pescara ieri sera non ha giocato. Senza idee e senza fiato per sostenere la manovra. Per rendere l’idea dell’inconsistenza dei biancazzurri, basta dire che Berisha, il portiere dell’Atalanta, non ha dovuto compiere interventi. La squadra di Oddo è stata pressoché nulla nell’area avversaria. E anche il pubblico perde la pazienza. D’altronde, se dopo dieci partite non ne riesci a vincere una, non resta che fischiare. E i biancazzurri ieri sera hanno fatto davvero poco per schivare la disapprovazione della tifoseria. Pescara sulle ginocchia, atleticamente e mentalmente. Che ha anche smarrito la bussola del gioco, quella che ha sempre alimentato le speranze di chi, comunque, è consapevole che la squadra ha lacune strutturali, nelle retrovie e in attacco. La situazione di classifica non è cambiata più di tanto: il Pescara resta al quart’ultimo posto in attesa di Palermo-Udinese di questa sera. All’orizzonte c’è una partita proibitiva, quella di San Siro, contro il Milan reduce dai tre schiaffi rimediati col Genoa. E domenica non ci sarà nemmeno Campagnaro, squalificato.
@roccocoletti1
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