Il Pescara in serie C, è tutto da cambiare

8 Maggio 2021

A Cremona l’ennesimo ko: i biancazzurri condannati a 90’ dalla fine Serve una rivoluzione in campo e in panchina per aprire un nuovo ciclo

Adesso c’è anche il timbro della matematica sulla retrocessione del Pescara. Non che alla vigilia ci fossero delle concrete chance di agguantare la zona play out. Ma comunque c’era la speranza di scalare qualche posizione di classifica (fantasticando rinunce e ripescaggi estivi) o di tenere aperta la lotta salvezza fino alla fine. Niente da fare: il 3-0 dello Zini di Cremona certifica la retrocessione e, con ogni probabilità, il penultimo posto.
Alla discesa in serie C - 14 anni dopo l’ultima retrocessione datata 2007 - si aggiunge la beffa di dover assistere, probabilmente, alla festa promozione (in serie A) della Salernitana lunedì (ore 14) allo stadio Adriatico-Cornacchia. Ai granata, infatti, serve un successo nell’ultima giornata del campionato di serie B per poter celebrare il ritorno nella massima serie, indipendentemente dal risultato del Monza, l’unica rivale rimasta nella corsa al secondo posto.
Il penultimo turno condanna Pescara e Reggiana, perché lunedì ci sarà Pordenone-Cosenza e in caso di successo dei calabresi si disputerebbero i play out e la sfida si rinnoverebbe.
Non c’è gara a Cremona. Il Pescara è già mentalmente retrocesso, non approccia la gara con l’animo e lo spirito di chi ha ancora da chiedere qualcosa al campionato. Non c’è cattiveria agonistica, non c’è personalità nel cercare di dominare un avversario che ha solo possibilità teoriche di entrare nella lotta per i play off. Pescara senz’anima, come avvenuto per larghi tratti della stagione. Verrebbe da dire senza amor proprio.
Per un’ora subisce dignitosamente il confronto. Poi, crolla. Maglie larghe, ribaltamenti di fronte, gioco arioso, ma proprio in questo contesto di partita che si evidenzia tutta la differenza di valori tecnici. Il Pescara arriva fino alla metà campo grigiorossa e non ha soluzioni o la qualità necessaria per aggirare la linea difensiva avversaria; la Cremonese, invece, la qualità ce l’ha: gioca a viso aperto, entra in area e tira in porta. Soprattutto, fa gol.
Ci va vicino con l’ex Bonaiuto dal limite, che colpisce il palo; poi, al 27’, nella stessa azione, il fallo in area di Volta sullo stesso Bonaiuto. Dal dischetto il marsicano Daniel Ciofani realizza la 200ª rete in carriera, dando l’ultima spinta verso la serie C alla squadra che l’ha fatto esordire tra i professionisti. La partita del Pescara - quella dell’ultima chance - può essere condensata nei primi 15’ della ripresa. Una reazione timida agevolata dalla Cremonese che molla un po’ gli ormeggi e mette alla prova i riflessi del portiere Carnesecchi, il quale respinge su Capone (4’) e poi viene graziato da Omeonga che calcia incredibilmente alto; vola a deviare sul colpo di testa di Odgaard (5’) e poi si ripete al 15’ sul danese. Tre nitide palle gol, ma a questi livelli se non segni vieni punito. Tant’è che al 18’ arriva il 2-0: rinvio del portiere, “spizzata” di testa di Strizzolo a seguire per l’inserimento centrale di Nardi (entrato da poco al posto di Ciofani) che infila Fiorillo. Tutto molto semplice quando di fronte c’è una difesa immobile come quella del Pescara. Un’azione disarmante che la dice lunga sulla fase difensiva biancazzurra e lo spessore dei difensori.
Al 26’ il 3-0 dell’altro ex Valzania, già giustiziare del Pescara nella passata stagione. 57 gol al passivo, solo l’Entella ha fatto peggio con 61. Partita finita con qualche segnale di nervosismo da parte dei giocatori biancazzurri a retrocessione ormai assodata.
L’auspicio è che quella rivoluzione mancata dell’estate scorsa diventi realtà nella prossima. Una delle leggi non scritte del calcio impone di fare piazza pulita in un gruppo retrocesso, tanto più che la discesa libera era iniziata dalla ripresa del campionato dopo il lockdown. Non c’è alibi per questo Pescara e per chi l’ha costruito. Tanti giocatori messi insieme alla rinfusa che non sono mai diventati squadra, nemmeno alla fine. C’è poco o nulla da salvare. Per evitare di commettere di nuovo gli stessi errori occorre tracciare una linea e ricominciare daccapo, in campo e in panchina.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA