Il Pescara s’inchina al Lecce
Altro scontro diretto perso dai biancazzurri timidi e incapaci di reggere l’urto dei giallorossi
Davanti all’ennesimo scontro diretto il Pescara finisce fuori strada. La tanta buona volontà non basta per fare il salto di qualità e, anche a Lecce, il Delfino alza bandiera bianca. Era capitato con il Brescia, poi con il Palermo, il Verona, il Benevento e il Perugia. Tutte pretendenti per la promozione in A che hanno fatto la voce grossa con il Pescara, che in Salento ha dato sensazione di essere un po’ “spremuto”, con poche alternative e scarico a livello di motivazioni. Il piano diabolico dei pugliesi funziona. La squadra di Liverani parte forte, detta i ritmi alla gara e va a rompere ogni piano di battaglia del Pescara. I giallorossi sono indiavolati, corrono, lottano sgomitano e avrebbero quasi bisogno di ghiaccio nelle vene per placare tutta la veemenza agonistica. Il Delfino è fermo. Aspetta, studia e valuta, ma non riesce mai a ripartire. La squadra di casa dopo 180 secondi si fa vedere dalle parti di Fiorillo e la squadra di Pillon capisce da subito che alle porte c’è una lunga e complicatissima salita per provare ad uscire indenni dal Via del Mare. Calderoni e Venuti allargano il gioco sulle fasce, sono altissimi e vanno a creare problemi su problemi a Ciofani e Pinto, con quest’ultimo che deve fare i conti anche con la fastidiosissima “zanzara” Falco (ex di turno), che non dà mai punti di riferimento. Timoroso e basso, il Pescara non è mai capace di far salire la squadra e Mancuso appare troppo solo davanti e viene risucchiato dalla morsa di Lucioni e Meccariello. Poco Pescara, tanto Lecce che al 13’ passa con la zampata di La Mantia, che raccoglie alla perfezione un assist di testa di Venuti sugli sviluppi di un angolo, si sgancia dalla marcatura di Scognamiglio e da due passi infila Fiorillo. La tattica attendista dei biancazzurri si rivela un suicidio e il Lecce continua a spingere mandando in affanno il Delfino. Dal 25’ in poi, i salentini allentano un po’ la pressione e Brugman e soci provano a rimettere la partita sui propri binari, ma senza pungere più di tanto. Ed ecco che il Lecce non si lascia pregare e castiga di nuovo Fiorillo. Stavolta tocca a Mancosu far esplodere i 13mila sugli spalti. Il trequartista salentino raccoglie una corta respinta della difesa biancazzurra su un cross dalla destra di Falco, sguscia via e col destro infila Fiorillo. Secondo pugno allo stomaco per il Pescara, che vede infrangersi tutti i sogni di gloria. I giallorossi, però, non si accontentano e continuano a menare le danze, con le sgroppate di Venuti e Calderoni sulle fasce. Sul finire della prima frazione, Brugman e Scognamiglio vanno vicini al gol. Solo sussulti e nulla più.
Nel secondo tempo Pillon capisce che il suo piano partita è un disastro e, con il poco “materiale umano” a disposizione, ridisegna i suoi con un più efficace 3-5-2, con Bellini al posto dell’evanescente Bruno. L’attaccante uruguaiano ha il compito di far respirare la manovra e di far salire la squadra. Con maggiore densità a centrocampo i pescaresi dovrebbero avere più predominio territoriale, facilitando anche il gioco di Mancuso e Bellini. Sì, dovrebbe, visto che gli attaccanti biancazzurri non riescono a trovare la profondità.
Di Petriccione e Falco gli spunti più interessanti, mentre il Delfino si spegne e finisce in dieci la partita. Marras, infatti, si fa espellere a dieci minuti dalla fine per un’entrata scomposta su Petriccione.
Sul finire Palombi può mettere la firma sul tris leccese, ma è bravo Fiorillo ad evitare l’umiliazione ai suoi. La strada per la serie A sembra definitivamente compromessa, ora al Delfino (sempre quinto) non resta che difendere un buon piazzamento per la griglia play off. Magari vincendo qualche scontro diretto, già mercoledì sera, in casa, contro il Palermo.
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