Il portacolori del team sky
Per Dario Cataldo è la settima partecipazione al Giro d'Italia. Il corridore miglianichese, classe 1985, si dividerà i gradi di capitano dello squadrone britannico Team Sky con il bielorusso...
Per Dario Cataldo è la settima partecipazione al Giro d'Italia. Il corridore miglianichese, classe 1985, si dividerà i gradi di capitano dello squadrone britannico Team Sky con il bielorusso Kanstantsin Siutsou. Alla vigilia della partenza per l'Irlanda del Nord, da dove venerdì scatta l'edizione numero 97 della Corsa Rosa, Cataldo (professionista dal 2007) svela le sue aspirazioni. Finora, al Giro d'Italia, non è mai riuscito ad andare oltre la dodicesima posizione (conquistata nel 2011 e nel 2012) ed è ancora a caccia di un successo individuale (sfiorato nel 2010, all'Aquila, alle spalle del russo Evgenij Petrov) dopo la cronometro a squadre vinta lo scorso anno a Ischia con il Team Sky.
In che condizione di forma si presenta ai nastri di partenza del Giro d'Italia?
«Sto bene e ho delle sensazioni positive. Ho fatto una preparazione mirata, allenandomi in altura (a Tenerife, ndc), e la partecipazione al Giro del Trentino, a fine aprile, mi è servita per migliorare la resistenza in salita».
Il suo obiettivo in queste tre settimane di gara quale sarà?
«Punto a piazzarmi tra i primi dieci della classifica generale. Ci credo e ci proverò con tutte le mie forze. Ovvio, però, che mi piacerebbe anche vincere una tappa».
C'è una tappa che le piace in modo particolare?
«Quelle con l'arrivo in salita stuzzicano la mia fantasia, ma dovrò inventarmi qualcosa per anticipare gli altri e fare la differenza quando la strada inizierà a salire».
Che Giro prevede?
«Molto duro. La terza settimana, come sempre, deciderà le sorti di questa edizione. Il Passo dello Stelvio, per esempio, potrebbe essere più decisivo del temutissimo Zoncolan».
I favoriti per la vittoria finale chi sono, a suo parere?
«Lo spagnolo Joaquim Rodriguez è in forma e darà filo da torcere agli avversari. Poi, c'è il colombiano Nairo Quintana e non sottovaluterei le possibilità di un certo Michele Scarponi».
Quanto pesa l'assenza di Vincenzo Nibali?
«E' un peccato non vederlo al via. Nibali, oltre ad essere un campione, è un punto di riferimento per i tifosi italiani, che si identificano in lui».
Che ne pensa della partenza del Giro dall'Irlanda del Nord?
«Esportare la Corsa Rosa non è più una novità e fa bene a tutto il ciclismo. Le incognite, però, sono tante dal punto di vista metereologico perché potremmo incappare in giornate di freddo, vento e pioggia prima di rientrare in Italia».
Sulla sua squadra, il Team Sky, che ci dice?
«Ci presentiamo al via di Belfast con tante ambizioni. C'è la volontà di fare bene già nella cronometro a squadre inaugurale. Io e Siutsou penseremo alla classifica, mentre il norvegese Boasson Hagen e il britannico Swift andranno a caccia delle tappe a loro più adatte. Da tenere d'occhio, tra i miei compagni, il colombiano Sebastian Henao. E' giovanissimo (classe 1993, ndc) e potrebbe mettersi in evidenza. A completare il gruppo ci saranno, inoltre, l'austriaco Eisel, l'irlandese Deignan, l’australiano Sutton e il siciliano Salvatore Puccio».(g.l.)
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