Il premio De Luca della Fipav alla Di Virgilio

Arbitro e responsabile dei fischietti abruzzesi: «Riconoscimento dedicato al compianto De Pasquale»
PESCARA. Arbitro di pallavolo per caso e responsabile dei fischietti abruzzesi per conto del comitato regionale Fipav da tre anni. Alessandra Di Virgilio, 37 anni, pescarese, è stata insignita del premio nazionale Federica De Luca dalla federazione. Un riconoscimento che la Fipav riserva alle donne impegnate nel mondo del volley. La terza edizione è stata appannaggio della commerciante pescarese che nel novembre del 2008 è diventata arbitro, perché costretta ad accompagnare la sorella minore ai corsi di formazione. Nessuna esperienza sotto rete in precedenza. «Degli amici che giocavano a pallavolo poi sono diventati arbitri e mi hanno trascinato in questo mondo», racconta Alessandra Di Virgilio. «All’inizio era mia sorella che doveva diventare arbitro e, invece, ho cominciato a seguire le lezioni ed eccomi qui». Arbitra in serie B, ma, soprattutto, gestisce le designazioni dei campionati regionali, vale a dire serie C, D e la fase regionale dei campionati di categoria. Sono circa 100 gli arbitri di pallavolo in Abruzzo, tra cui un gruppo a livello nazionale. «Le designazioni sono un bel lavoro, ma ho la fortuna di avere a che fare con un bel gruppo. Molto professionale e corretto. Sono tre anni che ho questo incarico. In precedenza l’ho condiviso con Mario De Pasquale (scomparso prematuramente, ndr): è stato lui che mi ha indicato la buona strada da percorrere ed è a lui che intendo dedicare il premio Federica De Luca». La vocazione arbitrale resiste nel volley? «Resiste, ma qualche problema c’è, inutile negarlo. Specialmente tra i ragazzi che iniziano e poi magari lasciano per un motivo o per l’altro. Noi cerchiamo di sviluppare senso di appartenenza e di rendere il nostro ambiente familiare. Però, è vero, rispetto al passato è difficile trattenere i giovani nel mondo arbitrale».
Nella pallavolo non si registrano casi di violenza a spese dei direttore di gara. «È un mondo in cui educazione e fair play la fanno da padrone», riprende Alessandra Di Virgilio, «non ci sono tracce di violenza. È un bell’ambiente che non ha nulla a che fare con altri contesti».
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