IL PRESIDENTE IN CONVENTO

24 Giugno 2016

Ci si avvicina, eccome se ci si avvicina. Per Italia e Spagna tutti i calcoli sono possibili e gli amarcord si sprecano. Troppo facili quelli riferiti alle ultime edizioni dell’Europeo, proprio...

Ci si avvicina, eccome se ci si avvicina. Per Italia e Spagna tutti i calcoli sono possibili e gli amarcord si sprecano. Troppo facili quelli riferiti alle ultime edizioni dell’Europeo, proprio quelle che le furie rosse hanno messo in tasca. Semmai, giova ricordare il Mondiale del 1934, quarti di finale. Firenze, 31 maggio. La squadra cara a Mussolini ha l’obbligo morale di battere gli spagnoli, in odore di Repubblica. La Guerra civile è dietro l’angolo... L’arbitro belga Baert aiuta gli azzurri che picchiano come fabbri. Il grande Zamora, portiere leggendario, viene steso. Finisce 1 a 1 ma alla ripetizione, il giorno dopo, gli iberici devono sostituire sette giocatori, Zamora compreso. E il gol di Meazza ci proietta verso il titolo. Altri tempi, altro calcio. E proprio gli spagnoli, su questo, ne hanno storie da raccontare. Mai sentito parlare di Rafael Sanchez Guerra?

Nasce nel 1897, sarà politico e giornalista e, soprattutto, presidente del Real Madrid dal 1935 al 1939. Sotto la sua guida il Real vince una drammatica edizione della Coppa di Spagna, nel 1936, a Valencia, contro il Barcellona. Però RSG sta dalla parte “sbagliata” durante la guerra civile spagnola. Repubblicano convinto, antifranchista, non abbandona la capitale nemmeno quando appare chiaro che a vincere saranno i fascisti di Franco. Finisce in carcere, lo torturano, lo condannano a morte. Pena commutata all’ergastolo: non ha mai commesso alcun crimine di sangue, non ha mai rinunciato alla sua grande fede, cattolico convinto qual è. Nel 1946, dopo sette anni di prigione, l’esilio in Francia dove rinuncia alla politica e si dedica a una vita ritirata, di meditazione.

Nel 1959, mantenendo una promessa fatta alla moglie, decide di farsi monaco. Entra nell’ordine dei Domenicani e, nello stesso anno, ottiene il permesso di fare ritorno nella sua Spagna. Entra nel Seminario Hispano Americano de Misioneros Dominicos de Villava. Il 5 novembre 1960 prende i voti e nel convento passa gli ultimi anni di vita. Organizza e arbitra le partite di calcio tra i monaci. Fa in tempo, prima di morire, nel 1964, a ricevere una visita che suona anche come sorta di riparazione storica e calcistica.

Il Real Madrid infatti, gioca una partita contro l’Osasuna, dalle parti del convento. È l’8 aprile del 1963 e una delegazione di giocatori - Di Stefano, Puskas, Amancio, Zoco - saluta il vecchio presidente repubblicano. A guidarli è Santiago Bernabeu, il presidente del Real che ha preso il suo posto. Dimenticavamo. Ieri abbiamo scritto della rivista francese “Desports” che ha scelto trenta calciatori europei da leggenda. Raccontati da altrettanti scrittori. Abbiamo giocato la partita. L’Italia è rappresentata da Roberto Baggio (lo racconta Roberto Saviano) e Gianni Rivera (raccontato da Erri De Luca). La Spagna annovera Alfredo Di Stefano, Andres Iniesta, Xavi Hernandez. Italia 2 - Spagna 3. Tranquilli: i francesi non sempre capiscono di calcio. Che manchi Gigi Riva, ad esempio, è scandaloso. E se c’è Xavi, ci stava Pirlo. Allora siamo 4 a 3. Tiè.

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