Il Psg tenta Buffon con un ricco biennale
Il numero 1 bianconero commosso: «La Juventus è stata la mia famiglia. Ho ricevuto offerte per giocare o fare il dirigente»
TORINO . Domani, nel festoso epilogo dell'ennesima stagione di trionfi bianconeri, sarà davvero l'ultima partita con Buffon a difendere la porta della Juventus (alle 15 contro il Verona). Una passerella davanti a 40.000 tifosi all'Allianz Stadium e milioni davanti alla tv, emozionati come lo era lui ieri. Commosso fino alle lacrime, il numero 1 bianconero ha sollevato l'ultimo velo di incertezza, confermando che il suo lunghissimo viaggio in campo con i bianconeri cominciato 17 anni fa è arrivato al capolinea dopo tanti successi: scudetti in serie (11 sul campo, 9 per la Figc dopo le sentenze di Calciopoli), tante gioie per i 24 (o 26) trofei in bianconero, le amarezze delle tre finali di Champions perse e la gioia del Mondiale del 2006 vinto con l’Italia a Berlino.
Il futuro, invece, è ancora da decidere, in bilico tra un anno o due in un grande club europeo e l'inizio del percorso di formazione, come ha spiegato il presidente Andrea Agnelli, passando magari per «sei mesi sabbatici». L'una cosa non esclude l'altra, nei tempi dovuti. Addio alla Juve da giocatore e addio anche alla Nazionale: «Ero un problema tre mesi fa, adesso diventerebbe una cosa complicata da gestire che non merito, voglio tenermi lontano da una situazione del genere». Non parteciperà neppure all'amichevole del 4 giugno con la Francia nel suo Stadium.
Quel che cerca è una «nuova sfida stimolante, da vivere fino in fondo, e se oggi il quarantenne portiere ha assicurato che la «più stimolante è arrivata proprio dal presidente Agnelli. E la Juventus è la mia famiglia», forse ha detto la verità, ma non si partirà subito a studiare per un ruolo dietro la scrivania. «Deciderò la settimana prossima. Di sicuro non finirò in un campionato di terza o quarta fascia». Le voci sono tante, dal Real Madrid, alla ricerca di un sostituto per Navas, e soprattutto, al Psg; quella dei francesi al momento sembra essere l'ipotesi più concreta, forte dell'offerta di un ricco contratto biennale. Già rispedite al mittente le offerte del Boca Juniors e dello Sporting Lisbona. Niente Cina, Stati Uniti, Australia o India, come fatto invece da Del Piero dopo il suo addio al bianconero. Tifoso del Genoa fin da piccolo, cresciuto nel Parma Buffon ha chiuso ogni possibilità di giocare da un'altra parte in Italia: «Non se ne parla, poteva esserci un ritorno al Parma, ma sono cose romanzate, niente di più».
Pronto, quindi, a «un'altra sfida stimolante», probabilmente a prolungare una carriera straordinaria. Che ha avuto una svolta dopo un periodo doloroso, l'infortunio alla schiena del 2010: «Tutti, giustamente, pensavano che avessi finito invece, ho trovato dentro di me la forza affinché la carriera diventasse da grande a unica». Tra le amarezze da smaltire, l'eliminazione dell'Italia dai Mondiali in Russia e l'uscita di scena dalla Champions nel burrascoso finale del Bernabeu: «Non porto rancore. E se due giorni dopo la partita avessi incontrato l'arbitro Oliver l'avrei abbracciato e gli avrei chiesto scusa. Ma sarei rimasto della mia idea: che poteva andarci un po’ più calmo. Credo di avere trasceso e sono dispiaciuto». Il 31 maggio l'Uefa deciderà, Buffon è rassegnato alla squalifica: «credo che sia giusta e normale». Non sporcherà una carriera immensa, che potrebbe non essere ancora finita.
Renato Botto

