Il TECNICO TRA RELAX E VOGLIA DI RESTARE

18 Agosto 2020

Lo stabilimento si chiama Agua Beach, è a quaranta minuti da Siracusa, lo gestiscono Paolo e Guglielmo Pacchione, di Silvi, che una dozzina di anni fa si sono trasferiti qui e hanno trovato un...

Lo stabilimento si chiama Agua Beach, è a quaranta minuti da Siracusa, lo gestiscono Paolo e Guglielmo Pacchione, di Silvi, che una dozzina di anni fa si sono trasferiti qui e hanno trovato un pezzetto di paradiso.
Più o meno come Andrea Sottil che, dopo aver giocato tre stagioni a Catania, tra il 2005 e il 2008, ha capito che, da queste parti, gli sarebbe piaciuto vivere. A Siracusa ha allenato, alle porte di Siracusa ha comprato casa, su questa spiaggia riunisce tutto la sua “tribù” ogni estate: la moglie Monica, il figlio Riccardo con la fidanzata, gli amici. Qui sta recuperando le energie dopo lo spareggio di venerdì sera a Perugia e dopo quaranta giorni tosti, intensi, sfibranti. «Quando ho accettato questa sfida sapevo che sarebbe stata difficile, non così difficile...».
Due allenatori prima di lui, uno spogliatoio complesso, una condizione (della squadra) preoccupante. «Gente che sa giocare a calcio, ma che ho scoperto parecchio fragile a livello mentale. Probabilmente per tutto quello che era successo prima... La dimostrazione l’ho avuta subito, alla mia prima partita contro il Perugia, quella del 2-2: grande partenza, poi ci siamo sciolti con incredibile facilità. Ho provato a scuoterli, a essere duro o a essere più tenero, a parlare molto... La situazione è rimasta sempre abbastanza complicata, fino a quella partita di Verona contro il Chievo».
La partita della beffa all’88’, della paura, dello scoramento, della condanna al play out. Dovendo pure passare dalla gogna del “caso Trapani”. «Sono stati giorni molto difficili. Ho pensato di portare la squadra in ritiro, nonostante io non ci creda molto e comunque alla fine abbiamo rinunciato. Allora mi sono confidato con un mio amico un mental coach con il quale collaboro da anni. Sono convinto che la testa vada allenata almeno quanto il fisico o la tattica. Credo abbia funzionato».
Già, perché superato lo scoglio della sentenza sul Trapani, incassato pure il gol dello svantaggio in gara-1 contro il Perugia, il Pescara, il suo Pescara, si è finalmente sciolto. È sbocciato. «È stata la prova che questi ragazzi avessero solo bisogno di sbloccarsi e ci sono riusciti nel momento più delicato e importante della stagione. Grande reazione nella finale d’andata e grande partita allo stadio Curi. La salvezza ce la siamo proprio meritata».
Gli occhi azzurri del “mister” fanno pari con il colore del mare dinanzi a lui. E ora possono schiudersi sereni. E guardare anche al futuro. «Mi piacerebbe tanto restare a Pescara. È una piazza bella, importante, lavorare ancora lì sarebbe stimolante al massimo. Con il presidente, con Repetto e Bocchetti ho già fatto una chiacchierata... Diciamo che tra noi c’era una sorta di ‘opzione morale’ in caso di salvezza, ma le valutazioni vere è giusto che loro le facciano con calma, tra qualche giorno. Adesso ricarichiamoci tutti e poi vedremo».
*giornalista Sky Sport
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