Il Teramo assalta, il Potenza lo infila

Un gol in contropiede di Murano al 64’ decide una partita fino a quel momento giocata meglio dai biancorossi
TERAMO. Fino a quando non ha preso gol, il Teramo stava meritando di vincere. Quando è andata in svantaggio, però, la squadra di Di Mascio si è persa. Aveva 26 minuti più 4 di recupero per acciuffare almeno un pareggio, non ci è andata vicina neanche una volta. Il finale di partita, dunque, ci dice che il Teramo non è ancora diventato una squadra vera, di quelle che hanno la solidità innanzitutto mentale necessaria per affrontare e superare le inevitabili avversità.
Vista la classifica, che si è accorciata pericolosamente, è un vero peccato aver perso questa partita. Nella quale, per poco più di un’ora di gioco, si è visto un Teramo diverso da quello di Tedino: non solo e non tanto per il modulo, un 4-3-3 classico con gli esterni offensivi larghi ma schierati a piede invertito per tagliare dentro e andare al tiro, quanto soprattutto per l’approccio alla partita. La parola d’ordine di Di Mascio è: velocità. Il Teramo ha giocato a ritmi altissimi, cercando di muovere il pallone il più velocemente possibile e prendendosi i rischi del caso, con alcuni passaggi sbagliati a metà campo che hanno innescato pericolose ripartenze degli avversari. Questi ritmi forsennati, e la voglia di attaccare con tutti gli elementi e su tutta l’ampiezza del campo, hanno comunque messo in difficoltà il Potenza, costringendo Raffaele a cambiare due volte sistema di gioco (dal 3-4-3 a un 4-3-3 difensivo, molto più vicino a un 4-5-1): la prima nel finale del primo tempo, la seconda dopo dieci minuti della ripresa. Era il segno che il piano di Di Mascio stava funzionando. Purtroppo, però, al 19’ della ripresa è bastato che il neo entrato Dettori azzeccasse un lancio dalla propria trequarti per il più veloce dei suoi, Murano, per svelare uno dei limiti del Teramo di quest’anno: la debolezza dei difensori centrali negli uno contro uno palla a terra. Cristini si è fatto malamente saltare da Murano, che arrivato davanti a Tomei lo ha beffato con un tocco sotto d’autore.
Fino a quel momento il Teramo era andato vicino al gol almeno tre volte: in avvio di gara con un cross di Cappa che è diventato un tiro e si è stampato sulla traversa, al 13’ della ripresa con una girata di Magnaghi su cross di Bombagi che un difensore ha deviato sulla traversa e, sull’angolo che ne è scaturito, con una schiacciata di testa di Cristini ricacciata d’istinto da Ioime. Il Diavolo nel primo tempo era andato alla conclusione pericolosa anche con Magnaghi, Bombagi e Mungo, lasciando al Potenza una sola vera occasione in avvio (colpo di testa fuori di Silvestri, lasciato solo su un angolo) e poi un paio di tiri dal limite, deviati in angolo, di Ricci e Murano. Il Potenza, mettendo dentro al 55’ il mediano Dettori per l’attaccante Golfo, puntava chiaramente al pareggio. Invece ha pescato il jolly e poi lo ha difeso. Una difesa senza affanni, favorita dal fatto che i biancorossi si sono disuniti. Di Mascio un minuto dopo lo 0-1 ha provato a riproporre il 4-4-2 offensivo di Rieti con Minelli all’ala sinistra e poi con il doppio centravanti (Magnaghi-Birligea) e Bombagi all’ala. Risultati? Zero, perché l’eccessiva frenesia nelle giocate si è combinata con una carenza di collegamenti evidente.
Si può discutere, a posteriori, delle scelte di Di Mascio, dettate dal turnover e anche dalla “linea verde” voluta dalla società. Ma sarebbe ozioso. La verità è che ieri episodi avversi hanno amplificato i difetti del Teramo (che il nuovo tecnico non poteva eliminare in pochi giorni) nascondendone i pregi. C’è da lavorare duro, questo è certo.
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