Il Teramo evita il crac nel finale

Trova il gol quando allarga Petrella e passa al 4-4-2, prima spinge ma crea troppo poco
TERAMO. L’altalena ricomincia, il Teramo torna giù dopo essersi sentito a un soffio dal cielo per i successi su Ancona e Pisa. Ma non è un caso sfortunato, è semplicemente l’effetto di una causa. Ovvero del fatto che questa squadra non ha ancora trovato un’identità, un modo di stare in campo davvero efficace. Se invece si crede al caso, allora si pensi che – guarda caso – a salvare almeno il pareggio è stato Mirco Petrella quando Vivarini lo ha riportato nel suo ruolo, all’ala destra, tornando all’amato (un tempo, ora a quanto pare non più) 4-4-2. Mentre, guarda caso, con il 3-5-2 e Petrella punta centrale il Teramo in un’ora di gioco ha prodotto una sola vera occasione da rete. Con un’aggravante, rispetto a partite come quella con l’Ancona in cui gli avversari pensano solo a fare muro: il Santarcangelo giocava al calcio, non rinunciava a manovrare né ad attaccare con molti uomini, e si è chiuso – guarda caso, mamma mia quanti casi... – solo quando il Teramo ha cambiato sistema di gioco.
L’equivoco tattico in cui i biancorossi si stanno avvitando da mesi, dunque, continua. Vivarini insiste sul 3-5-2 anche se nelle ultime due partite in casa la squadra è riuscita a segnare solo dopo essere passata al 4-4-2, ma soprattutto continua a sacrificare in un ruolo non suo Petrella, l’unico uomo della rosa che scardina le difese avversarie. Salvo ripensarci – come nei finali contro Ancona e Santarcangelo – quando è con l’acqua alla gola. Tutto questo fa rabbia, considerati gli sforzi della società per far dimenticare il mostruoso pasticcio savonese e tentare subito di tornare in alto. Il Teramo si salverà, non può non salvarsi in un girone del genere, ma ha sprecato e sta sprecando ancora tante, troppe occasioni per rientrare nel giro che conta. Se nei primi due-tre mesi di campionato le attenuanti per Vivarini e i suoi erano enormi, adesso le chiacchiere stanno a zero: non vincere contro avversari che hanno molta meno qualità significa che ti stai buttando via.
La partita di ieri è facile facile da raccontare. Primo tempo giocato a viso aperto, secondo quasi tutto nella metà campo ospite. Dopo aver rischiato di prendere gol al 1’ (numero di Guidone e cross dal fondo, Margiotta non è riuscito a girarla dentro) il Teramo ha provato a fare il match spingendo su entrambe le fasce e buttando in mezzo una gran quantità di cross per Forte, che però non è Ibrahimovic e da solo può poco. Forte ci ha provato su punizione al 14’ (respinta non difficile di Nardi), poi ha avuto una grande occasione al 38’ su assist filtrante di Petrella ma l’ha sciaguratamente fallita, sparando sul portiere. Sul ribaltamento di fronte un lancio lungo ha messo le ali a Margiotta, che ha bruciato Caidi e in diagonale ha fatto secco Tonti.
Nella ripresa, prima dell’ingresso di Moreo per Paolucci e del passaggio al 4-4-2, il Teramo ha tirato solo con Forte al 4’ da posizione impossibile (parata scontata). Dopo, invece, ha cominciato a spingere davvero: un tiro largo di Cenciarelli e un cross radente di Petrella sfiorato in spaccata da Forte (17’ e 18’) hanno segnato l’inizio dell’assedio biancorosso, spezzato ogni tanto da qualche ripartenza degli ospiti (al 23’ e al 30’ Speranza e Caidi hanno messo belle pezze in area su Ilari e Guidone). Dopo un tiro di poco fuori di Cecchini, appena entrato (32’), e dopo una bottiglietta piena d’acqua scagliata in campo da un idiota della tribuna perché il romagnolo Drudi, infortunato, usciva dal campo alla velocità della lumaca, Petrella ha fatto il suo numero preferito – partenza dalla linea laterale destra, dribbling a rientrare e botta di sinistro – e grazie anche alla deviazione di Rossi ha trovato l’angolo lontano e l’1-1.
Era il 36’, c’era ancora il tempo per vincere ma il Teramo (dal 41’ con quattro punte in campo, Le Noci faceva l’ala sinistra...) non ce l’ha fatta. E il dubbio resta nell’aria: ma attaccare con tanti uomini non si può fare dall’inizio?
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