Il veterano mai sazio:

21 Febbraio 2020

punto al Mondiale e magari a Tokyo

Una nuova sfida alla soglia dei 35 anni e alla quattordicesima stagione da professionista. Da qualche settimana per Dario Cataldo è iniziata l'avventura con la Movistar, team spagnolo con licenza World Tour che è nell'elite del ciclismo dagli anni Ottanta. Il corridore miglianichese, reduce dalle cinque annate trascorse con l'Astana, si racconta al Centro tra passato, presente e futuro.
Con quali prospettive inizia la nuova esperienza con la Movistar?
«Ho grande entusiasmo, tutto è partito in modo positivo. Il tipo di lavoro è molto simile a quello che svolgevo all'Astana e mi sono sentito subito a casa perché conosco bene tutti i miei compagni di squadra».
Che ambizioni ci sono alla Movistar?
«In un team come questo le ambizioni sono sempre altissime. È normale che sia così. Nelle classiche punteremo su Valverde mentre nei grandi giri, dopo le partenze di Landa, Carapaz e Quintana, bisognerà fare leva sul gioco di squadra e sulla voglia di emergere di giovani come Mas e Soler».
Sul piano personale, quali sono i suoi programmi per questa stagione?
«Sono pronto a fare quello che ho sempre fatto, cioè a correre in appoggio ai miei capitani e a mettere la mia esperienza al servizio del team. Se poi ci sarà l'occasione giusta proverò a togliermi qualche soddisfazione. Nei giorni scorsi ho preso parte alla Vuelta Valenciana e da domenica sarò allo Uae Tour. A marzo parteciperò alle Strade Bianche e alla Tirreno-Adriatico. Non so ancora, invece, se la squadra deciderà di farmi fare il Giro d'Italia o se, come è probabile, mi farà andare al Tour de France e alla Vuelta di Spagna».
A proposito del Giro d'Italia, che cosa prova nel ripensare al successo nella tappa di Como del 2019?
«Rimarrà un ricordo indelebile della mia carriera. Quella tappa, tra l'altro, si correva sulle strade del Giro di Lombardia, che è la classica dei miei sogni, ma che obiettivamente è lontana dalla mia portata (ride, ndc). La prima vittoria al Giro d'Italia non si dimentica».
L'ultima stagione all'Astana è stata la migliore della sua carriera?
«Non lo so, dipende dai punti di vista. Io ho sempre avuto un rendimento costante. Il successo al Giro ha nobilitato il mio 2019, ma anche negli altri anni mi sono fatto valere vincendo, per esempio, la classifica degli scalatori al Delfinato (nel 2018, ndc)».
La mancata convocazione in Nazionale per il Mondiale 2019 come l'ha presa?
«Ho accettato con la massima serenità la scelta del ct Cassani. Non c'è nessun problema e sono a sua disposizione per qualsiasi necessità. La maglia della Nazionale è sempre nei miei pensieri ed è un orgoglio indossarla. So che è dura guadagnarsi un posto. Spero di andare al Mondiale 2020 e, magari, anche alle Olimpiadi di Tokyo».
Il 2020 può essere la stagione delle definitiva consacrazione di Ciccone?
«Me lo auguro. La vittoria al Trofeo Laigueglia è un ottimo inizio. Lo vedo molto affiatato con Nibali, suo nuovo compagno di squadra, dal quale può imparare tanto. Giulio è sulla strada giusta per arrivare in alto. È determinato e ambizioso».
Il Giro di Lombardia è la classica dei suoi sogni. Ma al Matteotti ci pensa ancora?
«Sì, però ogni volta che l'ho disputato ho sempre fatto molta fatica. Un giorno, chissà, mi faccio anche questo regalo. Da abruzzese vincerlo sarebbe una cosa fantastica».
Gaetano Lombardino
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