Immobile e Insigne gli ex gemelli duellano per un posto là davanti

Lanciati da Zeman a Pescara, adesso devono “sfilarsi” la maglia Il granata: «Mi sento fresco». Il napoletano: «Posso adeguarmi»
INVIATO A MONTPELLIER. Ciro Immobile e Lorenzo Insigne hanno diverse cose in comune. Sono nati ad una ventina di chilometri l’uno dall’altro, sono quasi coetanei, hanno lo sguardo e il pensiero veloce dello scugnizzo, sono stati protagonisti della promozione in serie A del Pescara di Zeman, frequentano la sala d’aspetto della consacrazione internazionale ma soprattutto iniziano ogni risposta con il fatidico «È normale». Un’introduzione neoclassica del linguaggio “calcistico” coniata da Francesco Totti ma ormai diffusa in tutte le accademie del pallone parlato, dalle interviste ai dibattiti televisivi. Quel “è normale” che suona come rassicurante, presa di distanza da ogni polemica anche futuribile, insomma politically correct. E allora eccoli i due, seduti uno accanto all’altro come due compagni di banco. Hanno studiato, svolto diligentemente i compiti a casa e sono rientrati nella spedizione azzurra con l’ultima interrogazione. L’attaccante tascabile del Napoli era stato messo in castigo da Antonio Conte dopo un infortunio che si potrebbe definire diplomatico mentre la punta del Torino era sceso nella gerarchia perché tra Dortmund e Siviglia aveva perso la coincidenza con il gol e al ritorno a Torino non aveva entusiasmato.
«È normale che non ero sicuro della convocazione – afferma Immobile – se non lo è un campione del mondo come De Rossi figuriamoci io. Ho vissuto male i giorni che precedevano la lista dei 23 anche perché a causa dell’infortunio ero un po’ più indietro degli altri. Devo dire grazie allo staff medico del Torino e ai miei compagni se ora sono qui».
«È normale che fossi un po’ in ansia prima delle convocazioni – dichiara Insigne – ho lavorato tanto per farmi trovare pronto. Seconda punta? A questi livelli bisogna sapersi adeguare. Non importa se e dove il mister mi impiegherà, l’importante è dare il massimo».
C’è tanta concorrenza là davanti e i due potrebbero anche contendersi una maglia o magari giocare titolari nel tandem d’attacco anche se la soluzione Immobile-Insigne non sembra al momento la più gettonata.
«È normale che voglia giocare – precisa il centravanti di Torre Annunziata – ma siamo in due per cinque posti. Mi va bene qualsiasi soluzione: con Zaza sono nato, con Insigne ho giocato un anno intero a Pescara, con Eder qualche spezzone di partita e con Pellè mi trovo bene. Sono tutti belli e bravi. Rispetto a due anni fa in Brasile sono più maturo ed anche se non arrivo da capocannoniere mi sento più fresco. L’Europeo è un palcoscenico importante, ti guardano tutti e a 26 anni credo di avere l’età giusta. Ho la coscienza a posto perché mi sono preparato bene. Il gruppo è unito, il torneo è lungo e credo che ci sarà spazio per tutti». Si è preparato bene Immobile e per scaricare la tensione niente playstation ma fiction. «Guardo Gomorra – dice – e non capisco le polemiche sull'emulazione».
Anche per Insigne “Francia 2016” può essere la rassegna con cui alzare l’asticella della sua carriera: da prospetto di campione a fuoriclasse e magari potrebbe essere proprio lui la sorpresa che il Ct Conte intende preparare per il Belgio.
«È normale che mi piacerebbe partire titolare ma il mister sta lavorando tantissimo sul ruolo del gruppo oltre che ovviamente sulla tattica. Sappiamo che il Belgio in difesa non è molto compatto e anche con l’ausilio dei video, stiamo studiando come sorprenderli. In avanti sono fortissimi e c’è anche il mio compagno di squadra Mertens con il quale ho un ottimo rapporto anche se ci giochiamo il posto».
Non è normale battere il Belgio, ma proviamoci.
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