In A ricavi compresi tra i 30 e i 40 milioni di euro

La crescita verrà trainata dai diritti televisivi, ma aumenteranno anche i costi
di GIUSEPPE TAMBONE*
Rispetto alla recente esperienza (stagione 2012-2013), il Pescara ritrova una Serie A caratterizzata da indicatori economico-finanziari preoccupanti. A livello aggregato, infatti, la serie A sconta una vera e propria contraddizione tra la crescente valorizzazione del prodotto calcistico ai fini dei diritti televisivi (oltre1.030 milioni) e la mancata attuazione di quegli interventi di ristrutturazione dei conti.
Oggi la A presenta una crescita dei debiti finanziari (scarsa liquidità) ed un costo del lavoro che incide in maniera troppo elevata (60% al netto ed all'85% compresi gli ammortamenti) e quasi totalmente assorbente nei riguardi dei ricavi.
Il Pescara trova una A che, sia pur con positive controtendenze, è fortemente indebitata (380 milioni). Il "modello" gestionale prima che sportivo che potrebbe essere adottato dal club abruzzese non si discosterà molto da quello delle "provinciali" che dovranno far quadrare sia i conti che, ovviamente, il risultato sportivo.
Il necessario adeguamento della rosa porterà ad un aumento di tutti gli indicatori dei costi, siano essi puramente destinati al personale (con annessi ammortamenti) che quelli gestionali oltre che, come detto, gli investimenti infrastrutturali.
Sul piano dei ricavi, vi sarà una evidente crescita, trainata dai diritti televisivi, ma anche dagli introiti legati alle gare (biglietti e abbonamenti), alle sponsorizzazioni e alla possibilità di sviluppare ulteriori proventi (marchio?).
In un ipotetico budget previsionale, è plausibile che l'ordine di grandezza entro cui si muoveranno i conti del club biancazzurro sarà quello tra i 30 ed i 40 milioni di euro.
Tutto ciò al netto di quelle situazioni debitorie che, ove vi fossero (erario, fornitori, esposizioni con le banche etc.) sarebbero di sicuro i primi elementi negativi che verrebbero ad essere "sterilizzati" grazie ai provvidenziali nuovi flussi di cassa.
Pur con tutte le approssimazioni del caso, il club adriatico, come quasi tutti i club della massima serie, dovrà mettere in bilancio anche un positivo impatto delle plusvalenze derivanti da operazioni di calciomercato.
Per tutta una serie di ragioni, la Serie A può attivare, specie con una prospettiva almeno triennale, una serie di "leve" - si pensi alla valorizzazione dei calciatori sul mercato, a quella dell'immagine e all’aumento dei contributi derivanti dalla stabilizzazione sportiva in categoria - in grado di poter "trasformare" la dimensione e la struttura del club. La permanenza in categoria diventa, dunque, un obiettivo di immediata evidenza. L'equilibrio gestionale, del resto, a partire dalla prossima stagione non sarà solo una best practice per i club della Serie A, ma un vero e proprio obiettivo gestionale, legato all'entrata in vigore nella stagione 2018/2019 dell'obbligo del "pareggio di bilancio", di cui il prossimo esercizio sarà il primo dei due (a regime saranno sempre i tre precedenti) presi in considerazione per il calcolo del deficit e degli scostamenti, il cui superamento delle soglie porterà al blocco del calciomercato e, nei casi più gravi, la non iscrizione al campionato.
*esperto di diritto sportivo
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