In Cina dubbi sull’asse Suning-Inter

20 Luglio 2017

Operazione nel mirino della tv pubblica: rischio riciclaggio denaro sporco

PECHINO. Il grido celebrativo «Forza Inta», scandito ad acquisizione avvenuta dell'Inter, rischia di costare caro a Zhang Jindong, patron del gruppo Suning, ultimo target del faro della Cina acceso sugli «acquisti irrazionali» esteri, spesso in odore di riciclaggio. «Questo famoso club (Inter, ndr) ha accusato perdite per 5 anni di fila, accumulando un rosso di 275,9 milioni di euro. Per quale ragione una società cinese dovrebbe comprarla?», ha chiesto il condurre del popolare talk show News 1+1, in onda martedì ad orario di punta su Cctv 13, uno dei canali guida dell'emittente statale Cctv. «Molte di queste compagnie hanno rapporti di debito alti sul fronte domestico, ma prendono soldi in prestito dalle banche che sperperano all'estero o per rilevare asset», ha poi risposto l'ospite della trasmissione Yin Zhongli, ricercatore al Financial Research Institute, think tank governativo della Accademia cinese delle scienze sociali (Cass), aggiungendo che operazioni del genere aumentano «i rischi su banche domestiche e sistema finanziario. Gli investimenti all'estero hanno in comune che hanno una bassa capacità di generale flussi di cassa e non posso escludere la possibilità di riciclaggio di denaro sporco». Parole pesanti visto che l'acquisizione dell'Inter, chiusa a giugno 2016, è avvenuta al prezzo di 270 milioni di euro per il 70% del capitale del club nerazzurro. Le critiche veicolate dalla Cctv sono un monito, a maggior ragione quando le autorità di Pechino hanno varato una stretta bancaria contro gli acquisti all'estero «non funzionali al business». Che non ha risparmiato il colosso Wanda: le azioni Suning Commerce Group, holding di cui Zhang è presidente, hanno vissuto una seduta sull'ottovolante alla Borsa di Shenzhen, risollevandosi dai minimi intraday di -6,5%, per finire gli scambi a 10,63 yuan (-2,74%). Il gruppo è tra le principali catene retail di elettronica, non in mano pubblica, con sede a Nanchino e una rete di oltre 1.600 store in più di 700 città cinesi: ha chiuso il 2016 con utili in calo a poco più di 100 milioni di dollari.