INIZIA LO SCARICABARILE PRIMA DEL DIVORZIO

26 Febbraio 2018

A Pescara non ci si annoia mai. Nemmeno quando, come in questa stagione, i biancazzurri non regalano grosse emozioni. Doveva essere l’anno del riscatto dopo la disastrosa retrocessione dalla serie A....

A Pescara non ci si annoia mai. Nemmeno quando, come in questa stagione, i biancazzurri non regalano grosse emozioni. Doveva essere l’anno del riscatto dopo la disastrosa retrocessione dalla serie A. Doveva, ma non lo è. La società e l’allenatore avevano promesso che il Pescara avrebbe lottato per la promozione. Lottare non significa vincere per forza. Invece, il Delfino si è ben presto defilato dalle primissime posizioni. Non gioca un calcio zemaniano e non lotta per la serie A. Sta deludendo le attese. Colpa di chi? Ecco che a dicembre inizia un’altra sfida, non sul campo,
ma dialettica tra il tecnico Zdenek Zeman
e il presidente Daniele Sebastiani. Prima andavano d’amore e d’accordo, ora si lanciano frecciate velenose. Sì, perché c’è un potenziale cerino acceso che rischia di bruciare la mano
di uno dei due. Se il Pescara non dovesse centrare la qualificazione ai play off sarebbe un fallimento: lo pensano tutti, l’ha detto anche Sebastiani. E di chi sarebbe la colpa? Ecco, quindi, che è iniziata
la guerra di posizione per evitare di restare con il cerino accesso in mano. E allora si discute di mercato, quello estivo e quello invernale. Zeman che dice: “La squadra l’ha fatta il presidente”. E Sebastiani che replica: “Se l’avessi fatta io avrei tenuto alcuni dei giocatori che sono andati via. Avevamo il centrocampo più forte della serie B...”. E così via. Nel frattempo, emerge in mezzo al campo la povertà di contenuti tecnici di una squadra che ha smarrito la via del gol. Non segna su azione da 496’. Un paradosso per Zemanlandia, un tempo capace di produrre gol e calcio spettacolo, oggi insipido. Il Pescara si sta trascinando stancamente. La società è convinta
di aver messo a disposizione del tecnico una squadra competitiva; Zeman non la pensa allo stesso modo anche se ritiene che ci siano dei margini di miglioramento. Pensieri e parole destinati ad alimentare il dibattito dei partiti sulla piazza, quello filo-Sebastiani e quello degli amici di Zeman. La sensazione è che se l’allenatore non si fosse chiamato Zeman (con il suo stipendio sostanzioso per la serie B) le strade di sarebbero già divise. E tutto fa pensare che il divorzio
si materializzerà a fine stagione, quando scadrà
il contratto. Resta il cerino accesso; la speranza
è che il Pescara faccia i play off e sia protagonista di un finale di stagione entusiasmante. Le premesse non ci sono, ma l’ottavo posto è a due punti, quindi il traguardo è alla portata. Comunque vada a finire, un’antica legge dello sport ricorda che si vince e si perde tutti insieme. Lo scaricabarile iniziato dallo scorso mese di dicembre non aiuta
la squadra e continua a dividere la piazza.
@roccocoletti1
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