Inter e Juve vanno a picco: bufera su Inzaghi e Allegri

I nerazzurri ribaltati dall’Udinese, bianconeri ko a Monza. Espulso Di Maria
La crisi delle grandi. Della Juve più che dell’Inter. Per entrambe tutti immaginavano una classifica migliore dopo sette giornate. Entrambe battute in trasferta. Terza sconfitta esterna consecutiva per l'Inter che sembra già abdicare alla corsa per lo scudetto. Non tanto per il distacco dalla vetta, quanto per la pochezza del gioco, la lentezza della manovra, la mancanza di grinta, la confusione in cui sembra caduto Inzaghi, che durante la gara ha rivoluzionato svariate volte l'assetto difensivo. L'unico successo lontano da San Siro è arrivato all'esordio, a Lecce. Da allora, solo sconfitte. E tutte meritate. L'Udinese prende lo scalpo ai nerazzurri e inanella la quinta vittoria consecutiva. La squadra (terza in classifica un punto dalle battistrada) viaggia il doppio degli avversari e Sottil (ex Pescara) azzecca tutto, con un pressing alto spettacolare e la classifica sembra una sorta di miracolo, considerando il tecnico all'esordio in A e il mercato in attivo dei friulani. «Lo scorso anno abbiamo perso tre partite dopo 30 gare, questa volta nelle prime sette», ha detto Simone Inzaghi, «dobbiamo cercare di fare meglio. Tre trasferte e altrettante sconfitte, dopo che nelle ultime due eravamo passati in vantaggio: siamo la stessa squadra che lo scorso anno non ha preso gol per otto partite consecutive. Io sono l'allenatore e ho la responsabilità di questa situazione: ma siamo tutte lì e dobbiamo riprenderci subito». Raggiante Andrea Sottil: «Vittoria meritata, così come la posizione in classifica.
Di male in peggio. La Juve cade a Monza in quella che doveva essrere la gar adel rilancio. Prima partita in A, prima vittoria della sua squadra in categoria. Esordio migliore non poteva esserci per Raffaele Palladino (la settimana scorsa ha sostituito Stroppa), che estrae il jolly dalla panchina: Christian Gytkjaer, il goleador dei play off di B, entra e batte Perin, regalando i tre punti al Monza. Più nero che bianco per la Juventus, che con Allegri in tribuna perde in casa della cenerentola del gruppo e la seconda sconfitta in pochi giorni dopo il ko casalingo in Champions con il Benfica apre ufficialmente la crisi, con la panchina del tecnico toscano che non può che essere in discussione. «Cambiare l’allenatore? Sarebbe una follia, il nostro progetto si sviluppa in quattro anno», aveva detto l’ad Arrivabene nel pre-partita non immaginando la prestazione dei bianconeri di lì a poco. Dire che l'esito della partita sia stato condizionato dall'espulsione di Angel Di Maria («la sconfitta è colpa mia, chiedo scusa», ha detto), a fine primo tempo, è una verità parziale. Perché anche prima del rosso si era più visto più Monza che Juve nel corso di 45' in cui gli ospiti hanno fatto davvero poco. Ma gli indizi che non sarebbe stata una partita come le altre c'erano tutti, a partire dalla necessità dei bianconeri di dare un segnale, dopo le polemiche per la sfida decisa al Var con la Salernitana e il ko in Champions. «Bisogna fare meglio, chiaramente l’espulsione ha condizionato la partita. È il momento di chiacchierare poco, bisogna far meglio», il commento di Marco Landucci, il vice di Allegri (in tribuna per squalifica).
Angelo Caradonna

