Inter-Mancini, addio vicino Leonardo e De Boer in pole
Rapporto ai minimi termini con Thohir, anche Bielsa e Villas-Boas tra i papabili Il tecnico è pronto a gettare la spugna: annullato l’allenamento negli Stati Uniti
MILANO. Lontano da Milano, si consuma l'ultimo strappo: l'Inter non tradisce il suo dna, quello di una società perennemente inquieta. Roberto Mancini, nelle caotiche giornate americane, vuole gettare la spugna logorato da incomprensioni, deluso da un management sordo alle sue richieste, preoccupato di diventare il capro espiatorio di un'altra stagione che nasce sotto un brutto presagio. Resta da definire la exit strategy con Thohir che avrebbe già rifiutato la corresponsione della buonuscita. Bisogna capire se Mancini sia davvero deciso ad andare fino in fondo, rinunciando ai 4,5 milioni di euro previsti dal contratto in scadenza a giugno 2017. Uno sforzo di coerenza dopo l'ennesimo inutile incontro con Thohir quando la tentazione si è trasformata in volontà, quella di abbandonare un ambiente difficile, traumatizzato da un cambio di proprietà improvviso e inatteso.
L'Inter è del Suning, è passata da Thohir ai cinesi che però non scoprono le carte. Il fair play finanziario blocca il mercato, manca un progetto di ampio respiro, si naviga a vista. L'allenatore non vuole finire nel tritacarne di una società che dice una cosa e ne fa un'altra, dove manca una leadership forte e dove i sussurri di corridoio prendono il sopravvento. Già si fanno i nomi di De Boer, Bielsa, Leonardo. Attenzione anche a Villas-Boas, tecnico che piace molto alla proprietà. Più defilati, ma da tenere sotto la lente di ingrandimento, gli allenatori italiani Zenga e Prandelli. «Se qualcuno non mi vuole, sono pronto ad andarmene», ha detto più volte Mancini riferendosi forse a qualcuno all'interno del club. Ieri niente allenamento a New York. “Motivi logistici” dice il club, ma è chiaro che qualcosa non funziona.

