INZAGHI PRAGMATICO IN UN CALCIO LITIGIOSO
Il botto di fine anno è della Lazio che alza la Supercoppa italiana, a Riad, meritatamente. Altro che Juventus cannibale, il primo trofeo stagionale va ai biancocelesti. Difesa e contropiede, così il...
Il botto di fine anno è della Lazio che alza la Supercoppa italiana, a Riad, meritatamente. Altro che Juventus cannibale, il primo trofeo stagionale va ai biancocelesti. Difesa e contropiede, così il pragmatico Simone Inzaghi incarta il sarrismo e il tridente bianconero. Tutto semplice e chiaro, ma evidentemente la lezione di due settimane fa all’Olimpico non è servita alla Vecchia Signora, impegnata a farsi bella allo specchio.
Si chiude un anno calcistico impregnato di luci e ombre. I successi della Nazionale hanno risvegliato interesse e passione per i colori azzurri; la media degli spettatori negli stadi di serie A è in costante aumento e dopo tanti anni tre club italiani si sono qualificati per gli ottavi di Champions. In compenso, si continua a litigare nelle stanze dei bottoni. Ad azzannarsi sono i presidenti delle società, quelli che compongono la cosiddetta Confindustria del calcio, protagonisti negli ultimi mesi dell’ennesimo teatrino. A distanza di oltre un anno e mezzo dall’elezione, infatti, il presidente della Lega A Gaetano Micciché è stato costretto a dimettersi perché la procedura che l’ha portato all’investitura sarebbe stata viziata da un errore procedurale. A denunciarlo Enrico Preziosi, presidente del Genoa, uno di quelli che l’hanno votato. Da qui l’apertura di un’indagine federale, poi archiviata con riserva. Perché questa bomba a scoppio ritardato? Semplice, Micciché operava di testa sua. Era diventato fuori controllo e così gliel’hanno fatta pagare. Il manager siciliano si è dimesso. Così come ha fatto poi il procuratore federale Pecoraro che aveva indagato su di lui. La Figc nomina un commissario ad acta in Lega A, il professor Mario Cicala. Il quale, però, nel suo curriculum dimentica di scrivere che lavora per Lotito, il presidente della Lazio nonché protagonista della politica federale. La federazione imbarazzata chiede a Cicala di fare un passo indietro, il magistrato dice no, salvo poi rinunciare il giorno prima del consiglio federale convocato per destituirlo. Nel frattempo, dalla Lega di A esce fuori un audio che “inguaia” l’ad De Siervo sulla questione razzismo. Non contento, lo stesso De Siervo avalla una campagna della Lega A contro il razzismo con tre scimmiette molto criticata. Lega A ancora senza presidente, ovviamente. Una granata dietro l’altra, tutti contro tutti. E la forte sensazione che il movimento viaggi con il freno a mano tirato per colpa di una governance litigiosa e miope. Se il 2020, l’anno degli Europei, dovesse portare in dote un po’ di razionalità e lungimiranza il calcio italiano potrebbe davvero compiere un salto di qualità. Ma le premesse non sono quelle ideali.
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