«Io, aquilano, nella favola Benevento»

Del Pinto da Scoppito alla serie A: «È un sogno che si realizza e adesso voglio rimanere in giallorosso per giocarmi le carte»
L’AQUILA. C'era una volta un ragazzino che, in un tema di quinta elementare, quando la maestra gli domandò a quale personaggio volesse assomigliare da grande, rispose "voglio essere come Vincenzo Lanotte". Vincenzo Lanotte, per chi non segue il calcio, è stato uno dei beniamini dei tifosi dell'Aquila calcio agli inizi degli anni '90. Un giocatore che in campo dava sempre tutto e che per questo si era meritato l'amore incondizionato dei tifosi dell'epoca. Ma la favola di Lorenzo Del Pinto, classe 1990, da Scoppito, comune a pochi chilometri dall'Aquila, è andata addirittura oltre, intrecciando il suo destino con la favola di un'altra squadra, il Benevento, che dopo aver vinto il campionato di Lega pro lo scorso anno, due giorni fa ha conquistato addirittura la serie A.
Non era mai capitato che una matricola facesse il salto in massima serie. Un traguardo raggiunto portando anche un pezzettino d'Abruzzo, visto che nel Benevento gioca anche Amato Ciciretti, anche lui ex L'Aquila calcio, e l'allenatore è Marco Baroni, ex tecnico di Pescara e Lanciano «E' un sogno», racconta Del Pinto, «è tutto troppo strano, due anni e due promozioni». Lorenzo Del Pinto, che nel 2013 fu premiato dal Centro con il “Pallone d'oro d'Abruzzo”, era finito a Benevento due anni fa, dopo una serie di abboccamenti col neopromosso in serie B (e poi retrocesso) Teramo. «In realtà all'epoca la trattativa con il Teramo non era neanche partita. I due anni a Benevento sono stati intensissimi. Ho vissuto la promozione l'anno scorso e posso dire che quest'anno il clima è surreale, penso che la città non si aspettasse questa seconda promozione. L'anno prima, dopo anni di angosce e delusioni, raggiungere la serie B è stato un qualcosa di eccezionale».
Il discorso scivola sul futuro, la serie A, il sogno del bambino che si avvera. «Ho ancora due anni di contratto e il mio desiderio più forte è rimanere qui e giocarmi la carta della serie A. E' il sogno di tutti i giocatori». Una carriera partita in interregionale con l'Angolana, poi due anni a Chieti, a creare un asse che metteva paura a tutti, Del Pinto un po' più indietro, Claudio De Sousa ad aggredire l'area. Due anni a Chieti, e poi i due anni all'Aquila. «Per me L'Aquila è la squadra del cuore. Capisco i tifosi che erano delusi quando sono andato via. Ma il calcio è questo, è il prezzo da pagare quando si insegue un sogno», racconta il centrocampista aquilano. «Di momenti difficili ce ne sono tanti nell'arco della stagione, so che bisogna sempre affrontarli, ogni volta, ogni momento. Ma adesso non ricordo più niente, so che sono all'apice della carriera e questo cancella ogni ricordo delle difficoltà». Ma un momento triste Del Pinto lo ha vissuto, e chi era presente ricorda la sua espressione quando faceva da cicerone ai compagni di squadra nella visita nel centro storico all'Aquila.
Era il tentativo del presidente Corrado Chiodi di scuotere i giocatori, il tentativo di spiegare loro che portavano i colori di una città in enorme difficoltà. Lorenzo Del Pinto raccontava ai suoi compagni come era la vita all'Aquila prima del sisma, «mi sono reso conto che i miei compagni facevano davvero fatica a capire quello che avevamo passato». (r.p.)
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