«Io, bomber di scorta con Vasco nel sangue»

Cappelluzzo: «Vorrei più spazio. Play off? È dura, ma nulla è perduto»
PESCARA. Fisico possente e tanta voglia di spaccare il mondo. Classe 1996, proprio l'anno in cui la sua Pienza veniva inserita nel patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. Pierluigi Cappelluzzo è tornato a Pescara a distanza di una stagione. La vittoria dei play off con Oddo in panchina, nel 2016, il ritorno a Verona dove ha vinto ancora il campionato di B e, poi, di nuovo il ritorno in biancazzurro. Centrare il tris di promozioni in tre anni sembra impresa ardua, ma Cappelluzzo non abbandona i sogni di gloria «Crederci sempre», è il suo motto anche quando gli si fa notare, che, nonostante i grandi mezzi, è stato sempre costretto a fare il bomber di scorta.
Lei ha 21 anni, ha vinto due campionati di Ba ma non è riuscito ancora a trovare un posto da titolare. Strano, non crede?
«No, perchè ho avuto compagni di reparto che hanno sempre segnato tantissimi gol. Lapadula due anni fa fece un campionato straordinario, come lo stesso Pazzini, a Verona, nella scorsa stagione. L’anno scorso segnò 23 gol,era difficile togliergli il posto. Nonostante tutto sono sempre riuscito a ritagliarmi il mio spazio, anche se quest’anno Pettinari ha fatto davvero bene».
Cinque presenze, una gara da titolare e pochi minuti. Quest’anno, forse, si sarebbe aspettato più spazio?
«Sì, speravo di trovare più spazio. Però non mi lamento e da qui alla fine spero di avere qualche possibilità in più, anche se il momento positivo di Pettinari e alcuni infortuni hanno condizionato il mio minutaggio».
Ha avuto poco feeling con Zeman?
«Non si tratta di avere feeling. Zeman aveva idee diverse. Non ho nulla contro il boemo, anzi, mi ha insegnato tanto nonostante abbia giocato pochissimo. E’ stato molto importante, mi ha insegnato lo spirito di sacrificio e alcune idee diverse rispetto ad altri allenatori».
Con l’arrivo di Epifani due sconfitte di fila e, poi, il pareggio di Avellino. È scoraggiato?
«Mai! L’avvio è andato male, certo, ma il mister ha le sue idee e noi dobbiamo fare il nostro meglio. Io sono fiducioso»
Play off svaniti? Si punta solo alla salvezza?
«No, ci sono ancora 33 punti in palio e guardiamo verso l’alto. Dobbiamo dare il meglio e poi quello che arriverà sarà tutto di guadagnato».
L’umore dello spogliatoio è cambiato rispetto alla gestione di Zdenek Zeman?
«Lo spogliatoio è sempre stato unito, anche adesso è così. Non è cambiato nulla rispetto a prima».
Perché è tornato a Pescara dopo l’esperienza di due anni fa?
«Quando la scorsa estate mi hanno prospettato il ritorno qui non ci ho pensato due volte. C’erano anche Brescia e Venezia interessate, ma Pescara ha avuto la priorità. Lavorare con Zeman mi incuriosiva, poi conoscevo già città e società»
Oddo cosa le ha dato due anni fa?
«Lo ringrazio perché mi ha insegnato tanto e mi ha dato molta fiducia nella seconda parte di quel campionato, culminato poi con la promozione in serie A tramite i play off. Con lui ho fatto una bella esperienza».
Lei l’anno scorso è stato il “vice” di un certo Pazzini.
«Dopo Lapadula, è toccato a Pazzini (ride, ndr). È sempre stato il mio idolo e, da bambino, dopo ogni gol, esultavo come lui. E’ stato emozionante averci giocato assieme e con lui ho instaurato un bel rapporto. Ci sentiamo spesso anche adesso che gioca in Spagna».
Le sue origini calcistiche quali sono?
«Ho iniziato a giocare nella squadra del mio paese, Pienza, poi con il Val d’Orcia e il passaggio al Siena»
I suoi maestri chi sono?
«Uno su tutti è stato Bruno Pinna, mi ha cresciuto nel Pienza e mi ha fatto diventare calciatore».
Senza calcio cosa avrebbe fatto?
«Non lo so. Ho studiato informatica, mi sono diplomato, ma ho sempre pensato al calcio. Ho iniziato a quattro anni e non mi sono mai fermato. Il mio sogno è sempre stato quello di fare il calciatore».
Domenica all’Adriatico arriverà l’Empoli. Per lei, senese doc, è un derby. Vero?
«Sì, assolutamente. Noi dobbiamo fare la nostra partita e abbiamo le possibilità per vincerla. Dobbiamo fare una grande prestazione”
È un fan di Vasco Rossi, vero?
“Sì, sfegatato. Ho visto cinque concerti e andrò al sesto tra qualche mese, a Roma. La mia canzone preferita è “Stupendo”».
E anche una passione per i tatuaggi...
«Mi piacciono molto. Su un braccio ho un disegno maori che ho finito poco tempo fa. Sull’altro, invece, c’è un po’ racchiusa la mia vita, con uno scorcio di Pienza, la sagoma di un bimbo con un pallone in mano e il volto di mio nonno. Rappresentano la mia vita, come le date delle promozioni con Pescara e Verona tatuate sulle gambe».
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