«Io, Davide e una scommessa lunga 1.400 km»

Il giornalista Giancarli racconta emozioni e aneddoti del viaggio in bici fatto insieme al tecnico del Crotone
Quando il telefono ha squillato e qualcuno dall'altro capo mi ha chiesto se me la sentissi di raccontare il "Giro di Nicola", incredulo, mi sono domandato perché avessero pensato proprio a me. Non ci ho riflettuto un attimo, ho detto subito di sì. "Ok, ma devi farlo in bici". Il mio è stato un sì ancor più convinto, in un attimo mi sono immaginato di poter raccontare un piccolo Giro d'Italia pedalandolo come avevo sempre sognato. Un mini Giro d'Italia, che poi tanto piccolo non è stato: da Crotone a Torino, quasi 1400 km insieme a Davide Nicola, l'allenatore dei rossoblù che prima del match con l'Inter aveva fatto una promessa: «Se dovessimo salvarci farò quel percorso in bici».
Appena arrivato a Crotone, Davide mi ha detto: «Se fai una promessa nella vita devi mantenerla e onorarla. Stanco, sfinito, ma a Torino devo arrivarci».
Il tempo di montare le bici e siamo partiti dallo Scida con la spinta emozionale di tantissimi tifosi e, contemporaneamente, con la paura che forse stavamo facendo qualcosa di troppo grande. Prima tappa con arrivo a Roseto Capo Spulico dopo 150 km e una piccola salita di 3 km che a chi non è allenato sarebbe potuta sembrare più dura dell'Izoard. Saranno passati cinque minuti non di più dal via e con Davide è nato subito un rapporto stupendo.
«Io ci metto la testa e la cattiveria agonistica, ma tu portami a Torino».
In un attimo la paura dei chilometri e delle salite ha lasciato spazio alla certezza che quell'impresa, tutti insieme, l'avremmo portata a termine. La prima tappa è stata contornata e colorata da mille bandiere rossoblù, lungo le strade un vero tifo da stadio. Abbiamo tagliato il traguardo dopo quasi otto ore, con il sole che ci aveva salutato da un po’ e con la luna che risplendeva nel blu del Mar Jonio. Siamo in 11, proprio come una squadra di calcio, e questo Davide ce lo ha fatto notare subito a cena.
«Il Crotone si è salvato perché è stato un gruppo. Tutti insieme arriveremo a Torino».
La sera stessa già si parlava della seconda tappa fino a Bari. Altri chilometri con un'insidia in più: il vento laterale. Davide era preoccupato. Mi chiedeva che cosa fare. Scherzando gli ho spiegato i ventagli e nei giorni seguenti la nostra squadra è diventata quasi un team professionistico. Incredibile! Bari e Manfredonia le abbiamo passate ed era già tempo di pensare all'Abruzzo. Davide oramai pedalava fortissimo, mi chiedeva della mia regione. Da un lato la splendida Costa dei Trabocchi, dall'altro la Majella e in lontananza il Gran Sasso. In bici era uno spettacolo da ammirare insieme, ma Nicola per un attimo non sorrideva più: «Il terremoto vi ha ferito, ma so che siete forti e tornerete come prima».
L'arrivo a Pescara bellissimo, la sera in hotel era un tourbillion di emozioni legate ai ricordi in maglia biancazzurra. Davide mi diceva di Scarponi, di Marina Romoli e di onorare al meglio la prossima tappa, chiedendomi di fare un bel lavoro. Il silenzio a Filottrano e l'incontro con Cassani hanno reso la frazione indimenticabile e colorata di rosa come la maglia che il ct ha regalato a Nicola. Poi, finalmente, una giornata di riposo, qualche tuffo in piscina e «chissà che cosa ne pensa Tania Cagnotto», ha detto sorridendo Nicola. Poi il viaggio verso Livorno per un saluto particolare. C'era Max Allegri ad aspettarci. «L' impresa che sta facendo Davide è straordinaria. Consigli per arrivare a Torino in bici? Ah non posso proprio. Al massimo io ho fatto dieci km. Però voglio sottolineare il messaggio che sta lanciando Davide: la sicurezza sulle strade è fondamentale».
Nicola in hotel mi ha poi confidato che il tendine non è che fosse messo così bene e io gli ho consigliato di fare un pezzo in macchina l'indomani verso La Spezia. Lui con uno sguardo mi ha fulminato e mi ha detto: «Dove non arrivo con le gambe arrivo con la testa». Poco da aggiungere. Siamo partiti. Solito entusiasmo ad attendere il mister, ma era il momento delle salite. Sul Bracco qualche attimo di difficoltà, io gli dicevo di alleggerire la pedalata, ma ecco Davide con un sorriso andar via agile. Oramai c'eravamo. In hotel si scherzava e si sentiva il profumo di Torino. Ancora il Turchino prima di arrivare ad Asti, ma sulla strada ecco Gasperini. Pedalavano insieme. Gasperini ha proseguito poi sul lungomare, Nicola ha messo la freccia ed è andato verso il Turchino, ovvero la salita della Sanremo. Fatta tutta d'un fiato. C'eravamo davvero. Il brindisi ad Asti, l'apoteosi del Filadelfia e l'abbraccio dei 5000 di Vigone. Un cronista ha detto a Davide: «Bravo, ce l'hai fatta». Nicola lo ha fulminato ed ha ribattuto: «Ce l'abbiamo fatta. Siamo in 11, come una squadra di calcio». Io e Davide ci siamo abbracciati, è nata un'amicizia vera. Io mi sono rimesso in viaggio verso il mio Abruzzo, ma con una valigia ricca dei ricordi di un'esperienza che non dimenticherò mai
giornalista
di Rete 8 e SkySport

