«Io, la moda e Totti ora mi vesto da A»

30 Novembre 2018

Antonucci: «A Pescara grazie a Di Francesco, adesso voglio il gol»

Antonucci, perché ha scelto Pescara la scorsa estate?
«Ho 19 anni e devo fare un percorso di crescita. Pescara è la piazza ideale per diventare un calciatore importante e devo tanto ad Eusebio Di Francesco, il quale, prima che partissi per Pescara, mi ha detto: “Vai lì, di sicuro ti troverai bene”. Lo ringrazio perché mi ha consigliato bene e alla Roma mi ha permesso di allenarmi in prima squadra, di farmi esordire in A e in Champions contro il Liverpool».
Qualche anno fa l’Inter e lo United di Mourinho hanno fatto di tutto per strapparla alla Roma?
«Sì, ho saputo di queste cose ma sono felicissimo delle scelte che ho fatto e di essere un giocatore del Pescara»,
Del Delfino che idea si è fatto?
«Ho trovato un bel gruppo ed è davvero piacevole lavorare con i miei compagni. Quando sono arrivato a luglio mi hanno subito sottoposto al rituale».
Quale?
«Mi hanno fatto cantare “AlbaChiara” di Vasco Rossi (ride, ndr)».
Esterno d’attacco o centravanti?
«Diciamo che preferisco giocare a sinistra, ma Di Francesco mi ha impiegato anche da prima punta. Sono abbastanza veloce e mi piace puntare l’avversario per tentare il dribbling».
Questo è un Pescara da serie A?
«Spero di sì. Vogliamo fare qualcosa di importante».
In tanti pensano che Antonucci sia uno dei pilastri della Roma del futuro e della Nazionale italiana.
«A queste cose non ci penso e devo ancora dimostrare tanto. Sono un ragazzo normale, semplice e che si gode la quotidianità. L’umiltà credo che sia alla base del mio modo di essere e devo ringraziare mia mamma, Lucia, che mi ha trasmesso certi valori».
Tutti i suoi compagni parlano bene di lei. Grintoso, generoso e molto rispettoso delle regole. Adesso, però servirebbe un pizzico di “cattiveria” in più in campo e, magari, il primo gol?
«In tanti mi dicono che devo essere più cattivo in campo e sto lavorando per dare sempre il massimo. Il gol, vedrete, che prima o poi arriverà. Io sono tranquillo».
La serie B se l’aspettava così?
«Assolutamente no. È un campionato molto difficile e per i giovani è una bellissima esperienza da fare, molto formativa».
Le squadre più forti?
«Mi hanno impressionato Palermo e Cremonese».
Domenica la sfida di Perugia. Che gara si aspetta?
«Difficile, ma noi dobbiamo prenderci i tre punti».
Allo stadio Curi rivedrà un suo amico.
«Sì, il presidente Massimiliano Santopadre. Era il proprietario dell’Atletico 2000, club in cui ho giocato prima di andare alla Roma. Quando ho firmato il primo contratto con il club giallorosso fu proprio Santopadre ad accompagnarmi a Trigoria».
Ama le giocate di Neymar, ma il suo idolo chi è?
«Totti, ovviamente. Mi sono allenato una volta con lui e ho avuto modo di conoscerlo meglio da dirigente. Non so perché, ma ogni volta che lo vedo e ci parlo, mi fa venire i brividi».
Calciatore, ma anche un po’ stilista. Se le dico “#48”?
«Mi piace la moda e sono molto attento al look. Io e un mio amico abbiamo lanciato una linea di abbigliamento, “#48”, ispirata al mio numero ai tempi della Roma, il 48. Ho disegnato e creato queste maglie e sono riuscito a lanciarle grazie all’aiuto di alcuni calciatori».
Da Pescara sono passati tanti giovani arrivati dalla Roma, che, dopo l’esperienza biancazzurra hanno spiccato il volo. Lei è pronto?
«Si, lo so che sono passati qui Politano (ora all’Inter, ndr) e Caprari (ora alla Sampdoria, ndr). Loro si sono impegnati tanto riuscendo a coronare il sogno di giocare in A. Io sono agli inizi e devo lavorare ancora tanto».
Hobby?
«Pochi. Mi piace stare con la mia ragazza (Aurora, ndr), che vive con me a Pescara. Abitiamo in via Fabrizi, in pieno centro, e ci godiamo la città quando non sono impegnato negli allenamenti. Qui si vive bene».
Tra poco compirà 20 anni, ma non ha la patente di guida. Perchè?
«Non è una priorità. Non mi piacciono le auto e nemmeno guidare, ma so bene che prima o poi dovrò prendere la patente».
È pieno di tatuaggi, le piacciono?
«Sono la mia passione. Ne ho più di venti e il primo l’ho fatto a 16 anni, mia madre non voleva e si è arrabbiata tanto. Ho tatuato anche il suo nome, come la data dell’esordio in A con la Roma e lo stadio Olimpico».
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