Italia distratta A Sofia trova solo il pareggio

29 Marzo 2015

Azzurri subito avanti, poi i due gol avversari Reazione impalpabile, nel finale la rete-salvezza

Ivaylo è il nome dell’incredulo Petev, il nuovo ct, è il grande zar di Bulgaria se volete un tocco magico per spiegare il sortilegio che ha letteralmente paralizzato l’Italia sulla strada che porta a Euro 2016. Con questo “punticino” in tasca ora bisognerà più che altro difendere il secondo posto dagli attacchi della Norvegia, più che pensare al primato che la Croazia cercherà di legittimare a giugno, ospitando proprio gli azzurri. Adesso si può dire: Antonio Conte ha vissuto 84 minuti da incubo, fino al pareggio di Eder. Dall’infortunio di Marchisio che ha sconvolto la vigilia del match, alla febbriciattola che gli ha tolto il leader Buffon a poche ore dal calcio d’inizio, fino alla partenza illusoria sull’erba zuppa del Vasil Levski, lo stadio nazionale di Sofia che nel giro di quattro minuti gli ha regalato un vantaggio lampo, subito vanificato dall’errore di uno dei fedelissimi, Bonucci (risucchiato nella terra di nessuno da un’incomprensione con Verratti) e quindi “ribaltato” da un certo Ivanov Popov.

Sì, gli azzurri sono riusciti nell’impresa: hanno trasformato un signor nessuno nell’hombre del partido, come direbbero gli spagnoli. Un gol, un passaggio “illuminante” (sull’azione del raddoppio) e una traversa per questo ragazzone bulgaro di 27 anni, un presente nella steppa di Krasnodar, in Russia, dopo una carriera in patria e in Turchia. Niente di maradoniano, se non un provino per gli olandesi del Psv Eindhoven quando era uno sbarbatello. Eppure ieri Popov sembrava un drago, inafferrabile, capace di sputare fuoco e fiamme ad ogni accelerazione.

Fosse un vecchio Vhs, sarebbe il caso di riavvolgere il nastro della partita per dare un’occhiata alle mosse sullo scacchiere che hanno determinato il risultato. Conte si è guadagnato la fama di allenatore dogmatico. E in azzurro vuole confermarla. Non ha dubbi: bisogna proseguire sulla strada del 3-5-2. Peccato che: a) Pirlo è difficilmente duplicabile, per esperienza e senso tattico, Verratti rende meglio con un uomo di fatica accanto; b) Se non hai due attaccanti precisi, paghi dazio, visto che si tratta di un modulo che, a livello internazionale, ben pochi club di grido utilizzano. Insomma, i punti a) e b) chiariscono la difficoltà a produrre un calcio offensivo da parte dell’Italia ieri in Bulgaria contro un’avversaria tutt’altro che irresistibile, a livello tecnico, ma ordinata dal punto di vista tattico. Il centrocampo a cinque soffre se gli avversari intruppano la trequarti d’attacco e Conte ha dovuto fare i conti con questo “scacco matto” – piuttosto scontato, a dire il vero – creato dal collega Petev.

Dire che il nostro ct non sia stato un’aquila dal punto di vista della lucidità tattica è il minimo: sarebbe bastato piazzare un vero trequartista alle spalle degli spaesati Zaza e Immobile per “ingarbugliare” la matassa bulgara. Niente da fare. Conte tira dritto fino a quando il fido Alessio si alza gli dice: così non va, bisogna cambiare qualcosa. Eder per Zaza, poi Soriano per Bertolacci (leggermente acciaccato a una spalla), ma è con Gabbiadini per Antonelli che riesce a cambiare marcia: Darmian finisce a sinistra, Cadreva più largo a destra, con Eder e Gabbiadini davanti a dare una mano a Immobile. Si sblocca così Azzurra: col traguardo all’orizzonte arriva il “gol oriundo”, poi un il colpo da ko mancato sul filo di lana da Gabbiadini. Bisognava osare di più prima, la Bulgaria ci lascia questo messaggio. Oltre a un secondo posto da difendere.

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