Italia-Germania, la madre di tutte le sfide

29 Marzo 2016

Dopo il pari con la Spagna, altro test di lusso per gli azzurri. Conte modifica il tridente: «C’è rispetto, non paura»

Germania-Italia non è una partita di calcio. È letteratura, melodramma, tesi di storia contemporanea, album dei ricordi, pagina in bianco e nero, immagine in Hd. Novanta minuti non possono sintetizzare un’avventura secolare e raccontare una rivalità che tocca i cinque sensi e sporadicamente anche il sesto. La copertina è un’immagine enciclopedica con Gianni Rivera che spiazza Sepp Maier e realizza il gol del 4 a 3 nella semifinale dell’Azteca nell’estate del 1970. È un calcio di ieri ma non ancora sbiadito, che procede lentamente perché siamo ai supplementari e perché a Città del Messico l’aria è rarefatta dall’altitudine. Quel “4-3” è diventato film, leggenda, tradizione e maledizione visto che i tedeschi non ci battono mai nelle competizioni ufficiali: non ci sono riusciti nella finale dei Mondiali di Spagna del 1982, nella semifinale di Dortmund a casa loro nel 2006 e nemmeno quattro anni fa agli Europei in Polonia. Per la Germania l’Italia è il nemico pubblico numero uno, la bestia nera, l’avversario da evitare a ogni costo. Nei corsi e ricorsi della storia calcistica l’esercito azzurro mette paura anche quando il Wunderteam è campione del mondo in carica e la nostra una truppa partigiana, più da guerriglia che da fronte aperto.

Ecco perché l’etichetta amichevole non può essere apposta sulla sfida di questa sera all’Allianz Arena, lo stadio monumento del calcio tedesco, giardino di casa di quel Bayern che solo un paio di settimane ha rischiato di capitolare contro la Juve in Champions. È partita vera, con tre punti che non fanno classifica ma morale e prestigio, quello sì. Mancano pochi mesi agli Europei e le prove d’orchestra su palcoscenici blasonati non permettono esperimenti da laboratorio.

Ecco perché il “3-4-3”, nuovo marchio di fabbrica di “mastro” Conte, presenta delle varianti ma sempre di alto profilo. Buffon sarà regolarmente tra i pali perché alla Germania non si può concedere una partenza ad handicap nell’undici iniziale, in difesa accanto al “posto fisso” Bonucci, agiranno Daramian e Acerbi, a centrocampo il libero pensiero di Montolivo e la geometria creativa di Thiago Motta con Florenzi e Giaccherini a disputare la maratona sulle fasce e in avanti tridente d’avanguardia con Zaza al centro e Insigne e Bernardeschi più larghi.

Il pareggio con la Spagna ha riacceso lo spirito guerriero di Antonio Conte che nella classica conferenza stampa di presentazione della partita si è anche tolto qualche sassolino dalla scarpa.

«Se basta la prestazione contro la Spagna a far cambiare idea sull’Italia – afferma il ct – vuol dire che chi prima dava certi giudizi non capisce di calcio. Le chiamate di Thiago Motta e Jorginho non sono di emergenza: li volevo vedere di persona, e ora che li conosco il rammarico di non aver potuto averli per tre giorni è grande».

È carico l’allenatore azzurro consapevole che la sfida con la Germania non è una partita come tante altre: «La fresca sconfitta della Germania contro l’Inghilterra non ci favorisce. Troveremo una squadra con il livello massimo di attenzione, arrabbiata, determinata, concentrata, però io preferisco che sia così perché abbiamo scelto test con squadre top proprio per metterci alla prova, capire dove siamo e valutare i nostri giovani che non hanno molta esperienza internazionale. Tra un mese e mezzo dovrò fare la lista dei convocati e per me sarà importante avere risposte con la Germania così come le ho avute contro la Spagna. C’è rispetto ma non abbiamo paura».

Non ha bisogno del periodo di prova Leonardo Bonucci che di questa Nazionale è un veterano con medaglie al valore e cicatrici di guerra: «Questa è un’Italia che ha un gioco e un’idea e chi entra nel gruppo si inserisce rapidamente».

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