Italia, ko soft Ora c’è Israele

11 Settembre 2015

Gli azzurri al risparmio con la Serbia

Israele. Domenica. Questo il verdetto per la Nazionale al termine della prima fase. L’Italia va a Lille chiudendo terza il proprio girone.

La Nazionale che ci aveva esaltati contro la Spagna e la Germania infatti non ce la fa a fermare la corazzata Serbia. Gli avversari ci infliggono un centone di passivo e completano il filotto vincere: cinque vittorie su cinque nel girone.

Agli azzurri rimangono le attenuanti. Gli uomini di Djordjevic sono i vicecampioni del mondo, un gruppo che ha raggiunto la maturità giusta per dettare legge per questi Europei e almeno un altro paio a venire.

L’Italia ha dato fondo alle energie fisiche e mentali per venire a capo di Gasol & Co e ha ancora nelle gambe i 45 minuti con i tedeschi mentre la Serbia si è scomposta solo nel match inaugurale con gli spagnoli e arriva meno stremata all’appuntamento. Infine, le assenze. L’Italia, già orfana di capitan Datome, deve infatti fare a meno anche di Marco Belinelli. Beli, che era già stato in forse già alla vigilia della partita con la Spagna, stavolta viene fermato dallo staff medico per affaticamento muscolare. Il neo-Sacramento va gestito con oculatezza ed è meglio pensare di averlo in salute per gli ottavi.

In condizioni simili il pronostico non può che pendere dalla parte dei vicecampioni del mondo. Prima della gara allarme incendio alla Mercedes Benz Arena, viene sgomberato il palazzone ma l’agitazione rientra subito. In partita, a fare fuoco e fiamme provvede invece Milos Teodosic. Semplicemente immarcabile. Tiene in scacco la difesa azzurra, terminale di una circolazione palla pressochè perfetta. Nel primo tempo in neanche 17 minuti confeziona 14 punti con otto assist. Il suo score finale recita 26 punti in altrettanti minuti. La punta di diamante di una formazione che gioca a memoria.

L’Italia affronta la gara con un atteggiamento combattuto tra la consapevolezza di non poter lottare ad armi pari e la necessità di preservare Bargnani e soprattutto Gallinari da uno stress giornaliero. E la partita non è che la fotografia di questa situazione: Serbia sempre saldamente avanti (10-17 al 5’, già 12-25 al 7’). L’Italia rientra riportandosi a ridosso della banda di Djordjevic con Hackett e il debutto di Della Valle. Una tripla di Melli accende l’illusione (22-25).

Roba di un attimo. Se Teodosic si prende una tregua, provvedono in compenso Bjelica e l’orco Raduljca, uno dalla stazza che fa provincia. Gli azzurri che hanno avuto la forza di riaprire prima la partita stavolta abbozzano. Ci prova Gallinari ma non è giorno di miracoli. Riconquistato un vantaggio in doppia cifra, i serbi non lo mollano più. Capita l’antifona, nell’ultimo quarto Pianigiani gestisce le rotazioni richiamando anzitempo in panchina Gallinari, Bargnani e togliendo nel finale anche Gentile, miglior azzurro. Il ct azzurro, peraltro, nel dopopartita non ha problemi ad ammettere di aver deciso di preservare i big. «Abbiamo pagato il conto di aver disputato cinque partite in sei giornate. Ora però dobbiamo resettare tutto e provare a entrare per la seconda volta nelle prime otto d’Europa».

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