Italia, un calcio al cucchiaio di legno

L’ex Festuccia: «Sempre meno abruzzesi in Nazionale, bisogna lavorare per tornare ai fasti del passato»
L’AQUILA. Una Nazionale che parla sempre meno abruzzese. L’Italrugby, che sabato alle 15,15 (diretta tv DMAX, al canale 52 del digitale terrestre), esordirà nel Guinness Sei Nazioni 2019 contro la Scozia, avrà in organico come rappresentante d’Abruzzo solo il capitano Sergio Parisse, nato a La Plata da papà Sergio e con tanti parenti aquilani e il manager Gino Troiani, da giocatore uno dei miti della palla ovale aquilana. Sembrano lontani i tempi della corposa rappresentanza nel torneo continentale offerta da Andrea Masi, Carlo Festuccia, Maurizio Zaffiri, ma anche da Roberto Quartaroli e Giovambattista Venditti, un segnale preoccupante per un territorio da sempre feudo della palla ovale. «C’è da lavorare per tornare ai fasti del passato», afferma Carlo Festuccia 54 caps con l’Italrugby dall’esordio a Roma il 15 febbraio 2003 vittorioso contro il Galles fino al 2012, «per il futuro sarà il talento di Marco Riccioni (il pilone teramano in forza alla Benetton, ndc) a rappresentarci. Dopo l’invito in Nazionale dello scorso anno ha pagato dazio alla sfortuna, con un lungo infortunio, ma si sta riprendendo bene nella Benetton Treviso ed è sicuramente osservato speciale dallo staff della Nazionale. Mi dispiace per Giamba Venditti che sta attraversando un momento delicato con la franchigia delle Zebre, dove trova poco spazio, ma le sue qualità atletiche, tecniche ed umane gli permetteranno di superarlo e chissà di tornare anche nel giro azzurro». L’ex tallonatore, che nel Sei Nazioni ha collezionato 26 presenze con una meta realizzata, ha le idee chiare sui valori delle contendenti. «La favorita d’obbligo è l’Irlanda», queste le sue previsioni. «Poi, ci sono nazionali in crescita come Scozia e Galles e alcune in difficoltà come Inghilterra e, soprattutto, Francia». L’obiettivo dell’Italia sarà riscattare il cucchiaio di legno della passata edizione e prepararsi al meglio per la prossima Coppa del mondo in Giappone. «Gli azzurri hanno il solito gap da colmare con le migliori», commenta il tallonatore che ha giocato anche due Rugby World Cup nel 2003 e 2007, «ma giocheranno tutte le partite con il massimo impegno, con il match finale con la Francia che sarà probabilmente la partita della vita, contro una nazionale già battuta due volte in casa». L’avanti aquilano, che nella sua lunga e prestigiosa carriera internazionale è tra i pochi italiani ad aver giocato nei migliori campionati europei come il Top14 francese, la Premiership inglese e la Celtic League (ora Guinness Pro14) con le maglie di L’Aquila, Gran Parma, Racing 92, Crociati RFC, Zebre e Wasps, da attento osservatore punta su un giovane emergente azzurro. «Io terrei d’occhio l’esordiente seconda-terza linea David Sisi», dice Festuccia, «un ragazzo davvero interessante, che ha ampi margini di crescita. Può diventare il capitano del futuro». Carlo Festuccia, che il 4 maggio 2017 ha annunciato il ritiro dopo un infortunio alla mano con i Wasps, ha iniziato una brillante carriera da tecnico della mischia del Valorugby (Reggio Emilia) rivelazione di questo campionato d’Eccellenza dove dopo 12 giornate ha conquistato 43 punti, seconda in classifica del Top 12 ed è finalista in Coppa Italia dove affronterà per il titolo, nel week end 30-31 marzo in campo neutro, il Valsugana, ma è anche sceso in campo in 6 occasioni, realizzando anche sabato scorso la meta del successo contro i Medicei. «La mia carriera da atleta si è conclusa nel 2017», conclude l’aquilano che si è messo in luce anche nelle gran fondo di ciclismo e nella Barcolana di Trieste in barca a vela, «sono tornato a giocare solo per dare una mano alla squadra, nel momento di necessità. Il mio percorso in azzurro è stato bello, con tante soddisfazioni, ma se dovesse esserci ancora bisogno, anche solo un minuto, io sono disponibile».
Tommaso Cantalini
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