Juve, Bonucci all’attacco: «Umiliato dopo 500 gare»

L’ex bianconero: «Allegri e la società hanno detto bugie, ora la causa in tribunale» Il 20 le controanalisi di Pogba dopo la positività al doping, ipotesi patteggiamento
TORINO. Rabbia, ma anche emozione. Voglia di rivincita e un po' di nostalgia. Leonardo Bonucci in una lunga intervista a Mediaset si sfoga dopo aver lasciato la Juve per andare a Berlino, dove con l'Union giocherà in Bundesliga e in Champions League. «Ho letto e sentito cose non vere dette dalla Juventus e dall’allenatore», ha spiegato il difensore, che non fa mai il nome di Massimiliano Allegri, parlando di lui sempre in forma neutra.
L’attacco. «È falso che a ottobre e a febbraio mi era stata comunicata la volontà di interrompere il rapporto alla fine della stagione. Anzi, a fine maggio avevo dato la mia disponibilità per essere la quinta/sesta scelta in difesa, a fare la chioccia». Poi il duro attacco: «Ho annusato qualcosa», ha proseguito Bonucci, «solo leggendolo sui giornali, fino a quando il 13 luglio il direttore Giuntoli e Manna mi hanno comunicato, venendo a casa mia, che non avrei più fatto parte della rosa della Juventus e che la mia presenza in campo avrebbe ostacolato la crescita della squadra. Questa è stata l'umiliazione che ho subito dopo 500 e passa partite in bianconero. Ho apprezzato la solidarietà di tanti giocatori, anche attuali, della Juve e di altre società». Bonucci non fa nomi, ma lancia attacchi precisi diretti a chi lo ha voluto cacciare: «Porto avanti la causa perché le persone che dovevano farmi chiudere la carriera in bianconero in modo rispettoso e degno non l'hanno fatto». E ancora: «È la seconda volta che sono costretto a lasciare la Juve per la presa di posizione di un singolo...». E quando l'intervistatore di Mediaset gli chiede di chi si tratta, Bonucci risponde: «È sotto gli occhi di tutti che non ho mai avuto il rapporto che avrei voluto con l'allenatore».
La causa. Da questa rottura totale nasce la scelta di proseguire per vie legali: «Avevo diritto ad allenarmi con la squadra a prescindere dalla scelta tecnica: non mi è stato concesso. Mi sono sentito svuotato di tutto». Una questione di principio, dunque, e non legata al denaro: «Se dovessi vincere in tribunale, devolverò tutto in beneficenza».
Nonostante il finale amaro, la speranza del difensore resta quella di tornare a vivere il mondo Juve da vicino un giorno. Magari in una nuova veste: "Qualcosa in futuro ci sarà. H0 già in mente il percorso da intraprendere quando deciderò di cominciare ad allenare. Sicuramente la Juventus sarà cambiata quando succederà. Quella di oggi non è più la mia Juventus».
Caso Pogba. Paul Pogba sono giorni terribili dopo la positività al testosterone. Nel giro di una settimana il francese della Juve si sottoporrà alle controanalisi per il caso di doping. La data fissata è quella del 20 settembre, ad un mese esatto dal controllo sotto accusa che risale al 20 agosto dopo la sfida contro l'Udinese. Poi, in caso di affermata positività, si passerà ad indagare la volontarietà o meno dell'assunzione del farmaco proibito, con conseguente differenza sostanziale nella squalifica. In caso di violazione si rischiano quattro anni, due invece gli anni di stop se viene dimostrata l'assunzione involontaria. Ma è tutto ancora da definire, anche perché si vedrà quale strategia difensiva sceglierà Pogba insieme ai suoi avvocati: potrebbe richiedere il patteggiamento oppure passare alla battaglia legale.
Angelo Caradonna

