Juve pronta a cambiare Allegri: bisogna ripartire

18 Aprile 2019

Il tecnico resta, ma potrebbero andare via dei big per favorire l’arrivo di rinforzi Gli effetti sulla capitalizzazione in Borsa: in un giorno bruciati 299 milioni di euro  

TORINO. La batosta è stata dura. Inchinarsi alla bravura e alla freschezza dell'Ajax, nei quarti di Champions, è stato forse peggio per la Juve che perdere le finali di Berlino con il Barcellona e di Cardiff con il Real. Uno schiaffo meno amaro di quello preso al Bernabeu un anno fa per colpa dell'arbitro con il «bidone della spazzatura al posto del cuore» (come disse Buffon), o tre anni fa nei supplementari degli ottavi a Monaco contro il Bayern, ma più forte. C'erano assenze importanti - Chiellini, Mandzukic e Douglas Costa - ma la partita più difficile ha messo a nudo l'involuzione di Dybala (niente Fiorentina sabato, rischia 15 giorni di stop per infortunio) e Alex Sandro, i limiti di Bernardeschi, i problemi della difesa senza il suo capitano - e un concetto di calcio che privilegia la fisicità alla tecnica. La Juventus così pensa già al mercato: facile che parta Dybala, si valuterà per Douglas Costa; in arrivo sicuro Ramsey - accordo già fatto a gennaio - i sogni bianconeri sono De Ligt e Isco, il ritorno di Pogba, Chiesa, tra gli altri obiettivi Manolas, Ndombele del Lione. Questa Juve ha bisogno di cambiare e di giocare meglio. Con il Ronaldo in più, sono sfumati la Champions e la Coppa Italia; restano solo lo scudetto, stravinto, ma con una concorrenza fin troppo fragile, e la Supercoppa italiana. Un bottino che ai tifosi sembra misero e che di certo non soddisfa neppure la società. Tra i più contrariati Ronaldo: «Era triste», ha rivelato la madre, Maria Dolores Aveiro, «ovviamente gli sarebbe piaciuto andare in finale e mi ha detto: “Mamma, non faccio miracoli”». I tifosi scettici nei confronti di Allegri sono tornati a essere un esercito. Dopo la rimonta capolavoro sull'Atletico era stato celebrato come uno stratega. Il ko con l'Ajax l'ha portato sul banco degli imputati. Il tecnico, però, delude chi vorrebbe un cambio alla guida della squadra bianconera: «Ho ancora un anno di contratto ed è mia intenzione rimanere. Dopo cinque anni c'è ancora molto da fare insieme». Il tecnico non voleva che la Champions divenisse un'ossessione, adesso che è sfuggita di nuovo il rischio è ancora più grave: «Capisco la delusione e l'amarezza», ha detto quando era ormai notte nella sala stampa dell'Allianz Stadium, «io stesso sono amareggiato, soprattutto per i miei giocatori. Ma non deve esserci frustrazione. Arrivare ai quarti della Champions è un buon risultato, non ci si deve dimenticare che in corsa ci sono anche altre squadre forti. Vincere la Champions non è un'impresa facile, chi pensa diversamente non è a contatto con la realtà. Ora», ha proseguito Allegri, «non dobbiamo farci trascinare dalla delusione, si deve resettare. Ripartiamo vincendo lo scudetto, l'ottavo consecutivo».
Uno dei contraccolpi certi per l'uscita di scena nei quarti di Champions si misura in una ventina di milioni di euro in meno da mettere a bilancio, per mancati premi Uefa e incassi di biglietteria, ma vincere la finale - obiettivo dichiarato con l'arrivo di Ronaldo - avrebbe fruttato almeno 40 milioni in più. La Juventus fa i conti non solo con gli effetti sulla capitalizzazione in Borsa - in un giorno bruciati 299 milioni di euro - ma con tutte le voci penalizzate da un'eliminazione scottante, non solo sul campo, dopo una campagna acquisti faraonica (261 milioni spesi, 117 solo per Ronaldo) e la lievitazione del monte ingaggi (31 netti all'anno per CR7). I proventi Uefa resteranno quindi, per il 2018/2019, sotto il tetto dei 100 milioni di euro, superato invece due anni fa, quando i bianconeri arrivarono alla finale di Cardiff.
Renato Botto