«Juventus da Champions, l’Inter è la rivale in serie A»

15 Agosto 2018

«I bianconeri sposteranno l’obiettivo sull’Europa, mi intriga il Milan»

Chissà se e quando Gian Piero Ventura riuscirà a togliersi l’etichetta di allenatore che ha fallito la qualificazione ai Mondiali con l’Italia. Rischia di marchiarlo a vita, anche se lui si ribella. Il 70enne tecnico genovese ha voglia di tornare ad allenare in serie A. Ormai la buriana delle polemiche azzurre è alle spalle, si guarda alla serie A, che inizierà sabato. La speranza è quella di tornarci da protagonista. E così sotto l’ombrellone parla di una stagione che si annuncia scintillante.
Ventura, sarà ancora l’anno della Juventus?
«Dovrebbe essere così, ma nel calcio non ci sono certezze. Basti pensare a quanto detto la scorsa estate sul Milan, ai giudizi e alle previsioni. Poi, il campo e i risultati hanno ribaltato i pronostici. Certo, nel caso della Juve è diverso: è di diritto la super favorita. Non solo in campionato».
La Champions toglierà energie alla Juventus?
«No, nel senso che quest’anno la Champions è prioritaria sul campionato. Mai come stavolta sarà il primo obiettivo dei bianconeri. Questo non significa che lascerà perdere il campionato, ma l’obiettivo stagionale da quello che leggo sarà la Champions».
Con Ronaldo la Juve partirà con un gol di vantaggio in serie A?
«La serie A è diversa dalla Liga, giocare in Italia è più difficile. C’è l’aspetto tattico che incide molto. L’asso portoghese farà la differenza, ma non come in Spagna. Non darei per scontato il gol di Ronaldo. Anche lui troverà le sue difficoltà, specialmente il primo anno, come è accaduto a tanti campioni in Italia».
Un punto debole dei bianconeri?
«Non ce ne sono. Il calcio è cambiato, bisogna avere alle spalle una grande società e la Juve lo è. L’organico è profondo e di qualità. C’è bisogno di grandi gestori: i dirigenti lo sono e Allegri è un grande gestore di campioni. Poi, il campo dirà, ma non vedo punti deboli».
Qual è la sua griglia per la corsa scudetto?
«Juve davanti, poi subito dopo l’Inter e un quartetto di squadre composto da Napoli, Roma, Lazio e Milan. Si lotterà per il primo posto e poi per gli altri tre che garantiscono la qualificazione alla Champions».
Dove si è rinforzata l’Inter?
«Nella testa prima di tutto. L’anno scorso ha fatto bene, Spalletti ha portato un nuovo modo di essere e di lavorare. Il ritorno in Champions è la base di partenza che ha dato maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Tenendo conto, poi, che sono arrivati Lautaro Martinez e Nainggolan. In più ci sono finalisti dei Mondiali come Brozovic, Perisic e Vrsaljko. Senza contare che Icardi è stato l’ultimo capocannoniere della serie A insieme a Immobile».
Il punto debole di Spalletti?
«Per carità, tutto è migliorabile. Ma per me l’Inter può giocarsi lo scudetto».
Il Milan ha trovato il bomber che cercava?
«Sì, perché Higuain lo è. Ma io vado oltre per sottolineare i tanti giovani di prospettiva. Gattuso riavrà Conti con una difesa che comprenderà Caldara, Romagnoli e Calabria. Senza contare Kessie che avrà un anno di esperienza in più. Higuain è un giocatore che il Milan non ha mai avuto negli ultimi anni. Lo stesso Biglia darà qualcosa in più. Credo che possa solo fare meglio. È la squadra che mi intriga di più perché ci sono tanti giovani da Nazionale del futuro».
Gattuso vale la panchina rossonera?
«Questo lo dirà il campo, però ha portato senso di appartenenza a una squadra che ne aveva bisogno».
Troppe novità nella Roma?
«Ha preso gente valida. Under ha un anno di esperienza in più, Kluivert ha grandi prospettive e Schick crescerà. È una Roma proiettata nel futuro».
La Lazio saprà confermarsi?
«Ha una grande squadra che ha fatto un grande campionato. Ha perso il 4° posto all’ultima giornata, ma l’avrebbe meritato. Si giocherà il pass per la Champions anche quest’anno. Mi piace il ds Tare, è lungimirante, così si è dimostrato tante volte e penso che il campo gli darà ancora ragione».
Tra le neopromosse chi vede meglio?
«Mi sembrano tutte a rischio, così come da tradizione. Nel calcio italiano più di altri l’aspetto economico incide tanto. La Spal ha fatto benissimo perché ha avuto un valore aggiunto rappresentato dal gioco. Frosinone, Empoli e Parma dovranno salvarsi attraverso un concetto di gioco qualificato per colmare il gap».
La sorpresa del campionato?
«Direi il Torino, glielo devo per affetto. La squadra è buona, nella passata stagione ha pagato gli infortuni di Belotti. E poi mi intriga il Sassuolo».
Il Napoli che cosa perde senza Sarri e che cosa guadagna con Ancelotti?
«Senza Sarri perde le certezze tattiche che aveva. Con Ancelotti guadagna esperienza, carisma e mentalità vincente. Secondo me, Carletto si trova davanti un’impresa che non è così facile come viene descritta. Ci si aspetta molto da lui. D’altronde, il suo era l’unico nome che poteva calmare la piazza dopo l’addio di Sarri. Secondo me, sarà la sfida più difficile della carriera di Ancelotti».
Chi sarà il capocannoniere della serie A?
«Facile dire Ronaldo e Higuain, ma hanno le coppe e credo che il loro bottino sarà diluito nei vari impegni. Penso che alla lunga, il titolo se lo contenderanno i vari Immobile, Belotti e Icardi».
Var sì o Var no?
«Assolutamente Var sì, per carità è migliorabile e deve essere migliorata, ma vuoi mettere quanti errori ha cancellato?».
Che cosa può attingere la serie A dall’ultimo Mondiale?
«I Mondiali hanno rimarcato la diversità tra le parole e i fatti. Prima tutti parlavano del modello tedesco e la Germania è uscita al primo turno; poi i grandi campioni dell’Argentina e sappiamo come è andata a finire. Un conto sono le previsioni, un conto i fatti. A mio avviso, è stato uno dei più brutti Mondiali sul piano delle proposte tattiche, non ci ha insegnato niente».
Ha assorbito il trauma della Nazionale?
«Sì, l’ho assorbito perché fa parte del mio modo di essere. I primi mesi sono stati terribili anche a causa delle tante falsità dette. Ho dentro una grande voglia di allenare. Potrei fare il pensionato, ma sono competitivo per natura. Ho voglia di prendermi delle rivincite. Non si cancellano 34 anni con due partite».
La Svezia ai quarti nei Mondiali ha lenito la ferita della mancata partecipazione?
«Io fino alla partita con la Spagna (il 2 settembre scorso, ndr) mi sentivo allenatore della Nazionale a tutti gli effetti, un minuto dopo il triplice fischio dell’arbitro però è iniziato il progetto di delegittimazione. La Svezia ha fatto gol a tutti, con noi ha vinto grazie a un autogol».
ll suo rapporto con la gente?
«Non è cambiato, ho sempre seminato serietà e correttezza. Oggi tutti mi chiedono quando rientro».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA